Snam investe 14 miliardi entro il 2030, piano per l'integrazione energetica tra gas, idrogeno e cattura della CO2

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Snam, riunitosi sotto la presidenza di Alessandro Zehentner per l'esame dei conti e delle prospettive future, ha dato il via libera alla relazione finanziaria relativa all'esercizio 2025 e, contestualmente, ha illustrato al mercato la strategia che guiderà il gruppo nei prossimi anni. Si tratta del Piano Strategico 2026-2030, un documento che delinea investimenti complessivi per circa 14 miliardi di euro, una cifra che supera del 10% quella del precedente piano e che intende rispondere, con un approccio definito "pragmatico" dall'amministratore delegato Agostino Scornajenchi, alla crescente complessità del quadro energetico continentale. L'obiettivo dichiarato, come emerge dalle comunicazioni ufficiali, è quello di potenziare le infrastrutture esistenti e di gettare le basi per un sistema in cui diversi vettori energetici possano coesistere e integrarsi, piuttosto che sostituirsi semplicemente l'uno all'altro. Il tutto fa seguito a un 2025 chiuso con risultati in crescita, con ricavi totali attestatisi a 3,885 miliardi di euro, in aumento dell'8,9% rispetto all'anno precedente, e un utile netto rettificato che ha raggiunto quota 1,422 miliardi, segnando un +10,3%.

La ripartizione degli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture

L'ingente mole di risorse, pari a 13,7 miliardi al netto dei contributi pubblici e ad altri aggiustamenti, verrà indirizzata in larga parte verso i business regolati, che assorbiranno il 97% del totale. La fetta più consistente, circa 9,2 miliardi di euro, è destinata al potenziamento e alla manutenzione della rete di trasporto del gas, confermando il ruolo centrale dell'infrastruttura esistente. A questa voce si affiancano 2,1 miliardi per lo sviluppo della capacità di stoccaggio, elemento cruciale per la sicurezza energetica del paese in un contesto di mercato volatile. Particolare attenzione è riservata anche al capitolo della rigassificazione, con un miliardo di euro previsto per l'espansione del terminale di Panigaglia e per il consolidamento della partecipazione in OLT, a dimostrazione di come il gas naturale liquefatto continui a rappresentare una componente strategica nell'approvvigionamento nazionale. Non mancano, nel dettaglio del piano, le risorse destinate a progetti innovativi come la cattura e lo stoccaggio della CO2 a Ravenna, che riceve 800 milioni, e lo sviluppo di una dorsale dedicata all'idrogeno, per la quale sono stati stanziati 200 milioni.

La visione di Scornajenchi e il ruolo dell'innovazione tecnologica

"La sfida non è sostituire una fonte energetica con un’altra, ma integrarle", ha commentato Agostino Scornajenchi per spiegare la filosofia alla base del nuovo corso. Il gruppo, piuttosto che puntare tutto su un singolo vettore, intende sviluppare una piattaforma in grado di gestire contemporaneamente gas, biometano, idrogeno e CO2, adattandosi a un contesto in cui l'elettrificazione procede, seppur con ritmi diversi da quelli ipotizzati in passato. A supporto di questa visione, Snam ha previsto un budget di circa un miliardo di euro da destinare all'innovazione digitale e tecnologica. L'obiettivo è aumentare l'efficienza operativa, rafforzare l'affidabilità e la flessibilità dell'intero sistema, rendendolo capace di gestire la crescente complessità derivante dall'integrazione di fonti diverse. Questo investimento nell'energy tech, secondo quanto comunicato dal management, dovrebbe permettere al gruppo di posizionarsi come pioniere nell'integrazione di molteplici vettori, affrontando le sfide di un ambiente operativo sempre più articolato.

La gestione del portafoglio e la crescita della RAB

Oltre alla crescita organica, il piano strategico di Snam si fonda su altre due leve: la gestione attiva del portafoglio partecipazioni e un programma di asset rotation. Quest'ultimo, in particolare, mira a generare valore addizionale attraverso dismissioni mirate di asset non strategici e acquisizioni selettive in aree ad alto potenziale. Sono state identificate opportunità per circa 3 miliardi di euro, combinando disinvestimenti per 1,6 miliardi con acquisizioni per 1,2 miliardi, operazioni che, secondo le stime del gruppo, potrebbero risultare value-accretive entro il 2030, migliorando il profilo di redditività e riducendo l'indebitamento. Sul fronte patrimoniale, la società prevede una crescita della RAB (Regulatory Asset Base), la base su cui viene calcolata la remunerazione degli investimenti regolati, a un tasso medio annuo del 5,7%, portandola a circa 34,5 miliardi di euro alla fine del decennio. Una dinamica, questa, che dovrebbe sostenere la crescita dell'EBITDA adjusted, atteso salire a circa 3,8 miliardi con un incremento medio annuo del 5,4%.

I risultati del 2025 e le prospettive finanziarie

I numeri del 2025, che fanno da base di partenza per il nuovo ciclo di pianificazione, hanno evidenziato una performance superiore alle attese, con un EBITDA adjusted di 2.969 milioni e un utile netto in decisa progressione. La raccolta di capitali, in questi anni, si è sempre più orientata verso strumenti sostenibili, che oggi rappresentano una quota significativa del funding totale. Per quanto riguarda la politica dei dividendi, il gruppo ha confermato l'impegno a garantire una crescita annuale del 4% fino al 2030, proponendo per l'esercizio 2025 un dividendo pari a 0,3021 euro per azione. In un contesto globale che l'ad Scornajenchi ha definito complesso e segnato da una domanda di energia in crescita nel medio-lungo termine, con il gas destinato a mantenere un ruolo centrale come vettore di bilanciamento, Snam si presenta al mercato con un piano che punta a coniugare lo sviluppo delle infrastrutture tradizionali con l'apertura verso nuovi vettori, cercando di navigare la transizione senza brusche discontinuità.

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