Oro oltre 4.700 dollari, massimi da tre mesi. Bitcoin respinto a quota 80.000

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La corsa del metallo giallo non accenna a fermarsi e, anzi, ha registrato un'ulteriore accelerazione nella giornata di lunedì 24 agosto, quando il prezzo dell'oro ha superato agevolmente la soglia dei 4.700 dollari l'oncia per attestarsi, nelle contrattazioni odierne, a 4.719 dollari, un livello che non veniva toccato da oltre tre mesi.

Questo nuovo slancio, che arriva dopo una serie di sedute già caratterizzate da un forte dinamismo, trova il suo principale catalizzatore nell'intervento deciso del Tesoro statunitense sul mercato obbligazionario, un'azione che ha riaperto le preoccupazioni relative a un possibile indebolimento del dollaro e che, di conseguenza, ha spinto un numero crescente di investitori a cercare rifugio in asset considerati tradizionalmente sicuri e alternativi alla valuta americana.

Il peso del Tesoro USA e l’effetto sul biglietto verde

Le mosse del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti hanno rappresentato il vero detonatore dell'ultima fase del rally, riaccendendo il dibattito sulla tenuta del biglietto verde e sulla sua capacità di mantenere il ruolo di valuta di riserva globale in un contesto di politiche fiscali aggressive. L'indebolimento del dollaro, che si è manifestato in modo sempre più evidente nelle ultime sessioni, ha reso l'oro, quotato proprio in dollari, un investimento più appetibile per i detentori di altre valute, contribuendo in maniera determinante a sostenere la domanda e a far lievitare i prezzi.

Questo scenario, come spesso accade in fasi di incertezza valutaria, ha avuto ripercussioni anche su altri asset, ma è stato il metallo giallo a beneficiare in modo più netto e immediato del nuovo contesto di mercato.

Focus sulle prossime mosse della Federal Reserve

Se da un lato l'intervento del Tesoro ha fornito l'impulso iniziale, dall'altro l'attenzione degli operatori si sta ora rapidamente spostando verso le prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, i cui prossimi appuntamenti macroeconomici sono attesi con grande interesse. La conferma di questa tensione arriva anche dal confronto con la seduta precedente, quando venerdì sera l'oro aveva chiuso a 4.642,8 dollari l'oncia, mettendo a segno un rialzo dello 0,85% che già preannunciava la forza del movimento in atto.

A complicare ulteriormente il quadro e ad alimentare la spinta verso i beni rifugio ha contribuito anche il cosiddetto D-Day economico annunciato dall'amministrazione Trump nei confronti di Teheran, una mossa che ha introdotto un ulteriore elemento di frizione geopolitica, tradizionalmente un terreno fertile per la crescita dell'oro.

Le previsioni di Citi e il momento del Bitcoin

In questo contesto di forte volatilità e di rinnovato interesse per l'oro, non sono mancati gli aggiornamenti da parte degli analisti: Citi, uno dei maggiori istituti finanziari internazionali, ha infatti rivisto al rialzo le proprie stime sul metallo giallo, portando il target a zero-tre mesi a 4.800 dollari l'oncia, in netto miglioramento rispetto al precedente obiettivo di 4.500 dollari, pur mantenendo invariato il target a 6-12 mesi che resta fissato a 5.000 dollari l'oncia.

Parallelamente, il mondo delle criptovalute ha vissuto una giornata di segno opposto, con il Bitcoin che ha fallito il primo assalto alla soglia psicologica degli 80.000 dollari, venendo respinto proprio su quel livello in una sessione di trading dominata, come ormai consuetudine, dalle notizie e dalle politiche economiche provenienti da Washington, che continuano a dettare l'andamento dei mercati finanziari globali.

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