Simona Cinà, la morte in piscina e l’ipotesi della droga somministrata a sua insaputa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre le indagini proseguono, la morte di Simona Cinà, la ventenne deceduta durante una festa in una villa di Bagheria, continua a sollevare interrogativi. La procura di Termini Imerese ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma i familiari avanzano dubbi che vanno oltre la dinamica dell’incidente o del malore. «Simona non avrebbe mai assunto droga volontariamente», ripetono i fratelli, mentre i genitori chiedono a gran voce di sapere «come e perché» sia morta la figlia.

Quella che doveva essere una serata di festa, organizzata per celebrare una laurea, si è trasformata in tragedia quando il corpo senza vita della ragazza è stato trovato in piscina. I primi rilievi non hanno escluso la possibilità di un malore, ma alcuni elementi – tra cui la scomparsa di bottiglie di alcolici e la rimozione di video della serata – hanno alimentato sospetti. «Qualcuno potrebbe averle messo qualcosa nel bicchiere», ipotizza la famiglia, che non riesce a spiegare altrimenti quanto accaduto.

Giusy Francesca Corleone, la madre, con la voce spezzata dal dolore, insiste: «Voglio solo sapere perché è morta». Accanto a lei, il marito Luciano e gli altri figli sembrano cercare nelle parole degli investigatori un indizio che possa far luce sull’accaduto. L’avvocato Gabriele Giambrone, che li assiste, ha sottolineato l’importanza di chiarire ogni dettaglio, soprattutto dopo che alcuni presenti alla festa avrebbero evitato di collaborare.

Quello che emerge, oltre al silenzio di alcuni testimoni, è un quadro in cui le circostanze appaiono ancora poco chiare. Se da un lato le autorità lavorano per ricostruire i fatti senza escludere alcuna pista, dall’altro la famiglia chiede che vengano analizzate tutte le possibilità, compresa quella di una sostanza stupefacente somministrata a Simona all’insaputa. Intanto, la villa dove si è svolta la festa è stata ripulita in fretta, cancellando potenziali tracce.

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