Hiv, in Italia nuove diagnosi stabili ma 6 casi su 10 arrivano in ritardo. Esplodono clamidia e gonorrea

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel 2024 sono state registrate in Italia 2.379 nuove diagnosi di Hiv, con un incidenza di 4 casi ogni 100.000 residenti, un dato in calo di 128 unità rispetto ai 2.507 del 2023. A offrire questo quadro epidemiologico, in occasione della Giornata mondiale della salute sessuale che si celebra il 4 settembre nell'ambito del World Sexual and Reproductive Health Month proclamato dall'Organizzazione mondiale della sanità, è il rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità coordinato dal Centro Operativo AIDS.

Diagnosi tardive e trasmissione

Il dato che maggiormente preoccupa gli esperti, come sottolinea la professoressa Cristina Mussini, vicepresidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, è la percentuale di diagnosi effettuate in ritardo: rappresentano il 60% dei casi totali. L'83,6% delle nuove diagnosi di AIDS riguarda persone che hanno scoperto la sieropositività soltanto nei sei mesi precedenti, segnale di un'infezione che circola in modo sommerso e viene intercettata quando il sistema immunitario è già compromesso.

Per quanto concerne le modalità di trasmissione, nel 2024 la via sessuale ha rappresentato la quasi totalità dei casi: il 46% si è verificato attraverso rapporti eterosessuali mentre il 41,6% riguarda uomini che fanno sesso con uomini. Circa un quinto delle nuove diagnosi, pari al 20%, interessa persone sotto i ventinove anni, a conferma che il virus continua a circolare attivamente anche tra i più giovani.

L'aumento delle altre infezioni sessualmente trasmesse

Mentre le diagnosi di Hiv mostrano una sostanziale tenuta, le segnalazioni delle altre infezioni sessualmente trasmesse sono in forte crescita. Nel 2024 i casi raccolti dai due sistemi di sorveglianza dell'Iss sono stati quasi 8.000, segnando un aumento del 12% rispetto al 2023, un anno che a sua volta aveva già registrato un incremento significativo. A trainare questa impennata è soprattutto l'infezione da clamidia, che ha fatto registrare un +41,5% in un solo anno.

Un dato ancora più eclatante emerge tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, dove i contagi da clamidia sono cresciuti del 61,2%. La prevalenza dell'infezione risulta nettamente più elevata tra i giovanissimi di età compresa tra 15 e 24 anni, dove tocca l'8,3%, mentre si attesta al 2,7% nelle fasce d'età superiori.

Gonorrea e sifilide, il trend in crescita

Anche la gonorrea continua a diffondersi a ritmi sostenuti: le segnalazioni sono quintuplicate dal 2010 al 2024, raggiungendo lo scorso anno il massimo storico di 1.555 nuovi casi notificati. Solo nel triennio 2021-2024, i casi di gonorrea sono aumentati dell'84%.

La sifilide, pur con numeri inferiori, segue la stessa tendenza: tra il 2021 e il 2024 le segnalazioni per sifilide primaria e secondaria sono cresciute del 16%, con 695 nuovi casi registrati nell'ultimo anno, di cui oltre il 73% concentrati nella popolazione degli uomini che fanno sesso con uomini.

La connessione tra le infezioni e la risposta dell'Iss

Un dato epidemiologico di particolare rilievo riguarda la correlazione tra le infezioni sessualmente trasmesse e l'Hiv: nel 2024, delle 4.981 persone con una diagnosi di Ist che si sono sottoposte al test per l'Hiv, 599 sono risultate positive, con una prevalenza del 12%, valore circa quaranta volte superiore a quella stimata nella popolazione generale italiana. Questo dato, come rilevato dall'Iss, conferma come la diagnosi di una malattia sessualmente trasmessa rappresenti un'opportunità importante per intercettare precocemente anche eventuali infezioni da Hiv.

Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, ha definito "preoccupante la tendenza degli ultimi anni" e ha sottolineato la necessità di intervenire su diagnosi precoce, prevenzione e corretta informazione per invertire il trend.

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