Atreju, la sagra dei rancorosi
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Redazione Interno
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Le manifestazioni come Atreju, che circoscrivono vicinanze di intenti e di interessi, sono soprattutto grandi riti collettivi. Esse rafforzano alleanze, scaldano il cuore e provano a ispirare grandezza e visione. Sono incantesimi collettivi di cui, come esseri umani, abbiamo bisogno, perché per realizzare il mondo di domani bisogna prima saperlo sognare. Che poi i sogni di una persona possano essere l’incubo di altre centomila è un’altra faccenda.
Per Giorgia Meloni, il ritorno al comizio di piazza coi toni appassionati e battaglieri della militante di partito, prima di eventuali prezzi politici, ne ha avuto uno fisico. Attesa con un messaggio agli Stati Generali della Diplomazia, alla Farnesina, dove tra l'altro in mattinata era intervenuto il Capo dello Stato Sergio Mattarella pronunciando parole molto chiare sul diritto d'asilo e sull'autorevolezza delle Corti di Giustizia Ue, la presidente del Consiglio ha dovuto limitare il suo apporto alla conferenza con un messaggio scritto, a causa di un'afonia.
Mi ha fatto una certa impressione ascoltare la conclusione del comizio di Giorgia Meloni all’incontro di Atreju: pur lamentando un mal di gola, non esitava a lanciarsi in acuti strozzati per affermare retoricamente che «la storia è fatta dalle persone che hanno avuto il coraggio di presentarsi alla chiamata della storia». Cosa che riguarda evidentemente il pubblico plaudente, il suo partito e gli alleati della destra al governo.
Lo strepitoso sfottò di Atreju a Ilaria Salis: “Prendi posto prima che lei te lo occupi…” Lo sfottò è rispettoso ma pungente, a Ilaria Salis, l'europarlamentare di Avs passata alla storia della politica per essere stata eletta prima di essere giudicata da un tribunale turco per violenze e per le teorie sulle occupazioni "legittime" delle case.




