Pensioni all'estero, il trend si inverte: calano i trasferimenti, ma cambiano le mete preferite
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Redazione Esteri
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Contrariamente a un'idea piuttosto diffusa, il numero dei pensionati italiani che sceglie di trasferirsi stabilmente in un paese straniero è in diminuzione, come evidenziano le ultime rilevazioni dell'INPS. Questo calo, che segna un'inversione di tendenza rispetto al passato, non cancella però il fenomeno di coloro che, una volta cessata l'attività lavorativa, valutano con attenzione la possibilità di trasferirsi dove il tenore di vita risulta più conveniente o dove vigono regimi fiscali agevolati. Le motivazioni, del resto, spaziano dalla ricerca di un clima più mite alla volontà di avvicinarsi ai familiari, sebbene l'aspetto economico rimanga spesso un elemento decisivo nella scelta finale.
La geografia del "buen retiro" si ridisegna
La mappa delle destinazioni preferite si è comunque parzialmente modificata, con alcune sorprese significative. La Spagna, con il suo bagaglio di affinità culturali e climatiche, si conferma la meta principale, un punto di riferimento stabile per chi cerca il sole e una buona qualità della vita oltreconfine. Accanto a lei, guadagnano posizioni paesi come la Tunisia – dove Hammamet è particolarmente apprezzata, anche da molti ex dipendenti pubblici – e la Romania, che attrae per i costi contenuti. Un discorso a parte merita il Portogallo, a lungo considerato un vero e proprio paradiso fiscale per i pensionati stranieri: dal 2024, infatti, il paese iberico ha chiuso i battenti ai nuovi beneficiari del regime agevolato, pur continuando a garantirlo, per un periodo di dieci anni, a quanti vi si erano già stabiliti prima di quella data. Una riforma, questa, che ha inevitabilmente ridiretto i flussi verso altre destinazioni.
L'Italia nella classifica internazionale dei pensionati
In una curiosa inversione di prospettiva, l'Italia stessa figura tra le mete ambite dai pensionati stranieri, collocandosi nella top ten dell'autorevole "Global Retirement Index" di International Living per il 2026. Questo indice, che valuta annualmente i migliori paesi al mondo dove trasferirsi dopo il pensionamento, premia la Penisola per il suo stile di vita, il patrimonio culturale e l'assistenza sanitaria, posizionandola come un luogo desiderabile anche per chi proviene dall'estero. Un riconoscimento che offre uno sguardo complementare sul fenomeno migratorio legato alla terza età, mostrando come i confini siano diventati porosi in entrambe le direzioni.
Uno sguardo oltre la fiscalità
Sebbene il discorso sulle agevolazioni tributarie, come dimostra il caso portoghese, resti centrale, le scelte degli individui sono spesso il risultato di un calcolo più complesso. Entrano in gioco, infatti, fattori che vanno dal costo reale degli affitti e della spesa quotidiana alla facilità di integrazione sociale, dalla qualità del sistema sanitario alla semplicità delle procedure burocratiche. La decisione di cambiare paese in una fase così delicata della vita non è mai dettata da un unico elemento, ma nasce da un bilanciamento di opportunità e rischi, di aspettative e paure, in un mosaico le cui tessere sono strettamente personali.
Nel panorama delle migrazioni per motivi fiscali, che riguardano fasce d'età e professioni diverse, quella dei pensionati costituisce un capitolo specifico, legato a dinamiche di reddito fisso e alla ricerca di stabilità. Le istituzioni, da parte loro, monitorano questi spostamenti con attenzione, poiché hanno un impatto diretto sui flussi di spesa pensionistica e sui bilanci della previdenza sociale, in un momento storico caratterizzato da pressioni demografiche e da un acceso dibattito sulla sostenibilità del sistema.




