Putin ha ragione, la pace sarà più dolorosa: Mosca aspetta Kiev per il 2 giugno, ma gli accordi restano lontani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo 1.192esimo giorno, la Russia mantiene una posizione di forza sul campo, consolidando progressivamente il proprio vantaggio militare. Una dinamica che ha spinto Trump a definire la strategia del Cremlino come un pericoloso «gioco con il fuoco», senza però specificare quali contromisure possano essere adottate dagli Stati Uniti. Intanto, fonti anonime occidentali hanno rivelato che le limitazioni imposte dall’amministrazione Biden alle operazioni ucraine – tra cui il divieto di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo – potrebbero essere riviste, segnando un possibile cambio di passo.

Mosca, dal canto suo, ha proposto un nuovo round di negoziati con Kiev, fissando come data il 2 giugno a Istanbul. L’incontro, però, rischia di arenarsi prima ancora di cominciare. Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, ha definito «non costruttiva» la richiesta ucraina di ricevere in anticipo il memorandum contenente le proposte di pace russe. Una condizione che Kiev considera essenziale per evitare un dialogo sterile, ma che secondo Mosca rappresenta un inutile ostacolo. «Se ritardano l’invio del documento – ha dichiarato Georgii Tykhyi, portavoce del ministero degli Esteri ucraino – è perché probabilmente nasconde ultimatum inaccettabili».

La diffidenza reciproca sembra insomma prevalere, complicando ulteriormente un processo già fragile. Zelensky aveva inizialmente suggerito un vertice a tre con Trump e Putin, ipotesi prontamente respinta dal Cremlino, che preferisce trattative bilaterali. Il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, ha ribadito la necessità di conoscere in anticipo i termini del piano russo: «Siamo pronti a parlare, ma vogliamo vedere le carte». Trump, dal canto suo, ha espresso scetticismo: «Tra due settimane capiremo se Putin sta negoziando seriamente o mentendo».

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