Simonetta Kalfus morta dopo una liposuzione, il chirurgo aveva già un passato di condanne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Simonetta Kalfus, 62 anni, dopo un intervento di liposuzione eseguito in uno studio privato a Roma, riporta alla luce il controverso passato del chirurgo plastico Carlo Bravi, già condannato in precedenza per casi di malasanità. L’uomo, oggi 73enne, è indagato insieme ad altre due persone per il decesso della donna, avvenuto all’ospedale Grassi di Ostia dopo dodici giorni di agonia.

Non è la prima volta che Bravi finisce sotto inchiesta. Già in passato, il tribunale gli aveva inflitto una condanna a un anno di carcere, con pena sospesa, per aver deformato "in modo grottesco e innaturale" il seno di una paziente, oltre a errori chirurgici e all’utilizzo di protesi infette. Quella vicenda, però, non sembra aver interrotto la sua attività, che prosegue nonostante le ombre giudiziarie.

L’ultimo caso, quello di Simonetta Kalfus, risale al 6 marzo, quando la donna si è sottoposta a una liposuzione in un poliambulatorio di Cinecittà. Le condizioni critiche in cui è versata dopo l’intervento hanno portato al trasferimento d’urgenza al Grassi, dove è morta. Le indagini ora cercano di chiarire le responsabilità del chirurgo e del suo staff, incluso il possibile ricorso a pratiche mediche inappropriate.

Lo studio in cui Bravi operava, situato in via Firenze, a pochi passi da via Nazionale, è descritto come un ambiente improvvisato, con attrezzature rudimentali e protesi conservate su scaffali. Un luogo lontano dagli standard di sicurezza, che solleva interrogativi sulle condizioni in cui venivano eseguiti gli interventi.

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