Simonetta Kalfus morta dopo una liposuzione: il chirurgo Carlo Bravi già condannato per malasanità
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Redazione Interno
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Simonetta Kalfus, 62 anni, è morta dopo un intervento di liposuzione eseguito in uno studio privato a Roma, nel poliambulatorio di Cinecittà. A condurre l’operazione era Carlo Bravi, chirurgo plastico di 73 anni, già condannato in passato per casi di malasanità legati a interventi di mastoplastica. La donna, trasportata d’urgenza all’ospedale Grassi di Ostia, ha lottato per dodici giorni prima di spegnersi.
Bravi, ora indagato insieme ad altre due persone per omicidio colposo, aveva alle spalle una storia giudiziaria costellata di procedimenti. In un precedente caso, il tribunale lo aveva condannato a un anno di carcere, con pena sospesa, dopo che una perizia aveva accertato come avesse deformato "in modo grottesco e innaturale" il seno di una paziente. Errori chirurgici, protesi infette e una gestione approssimativa delle complicanze erano emersi anche in altre due inchieste a suo carico, che si aggiungono a tre processi e due condanne.
Quello che colpisce, oltre alla ripetizione di episodi controversi, è la descrizione della sala operatoria in via Firenze, a pochi passi da via Nazionale. Un ambiente improvvisato, dove scaffali pieni di protesi e uno scaldino ad aria – utilizzato più per scongelare la stanza che per garantire sterilità – delineavano uno scenario lontano dagli standard medici. Se Simonetta avesse potuto vedere quel luogo, forse avrebbe ripensato alla decisione di sottoporsi all’intervento.
La carriera di Bravi, iniziata come medico gettonista, aveva preso una svolta verso la chirurgia estetica dopo i cinquant’anni, complici un master a San Marino e il passaparola tra pazienti soddisfatte – o forse solo inconsapevoli. Ma dietro la facciata del professionista affermato si nascondevano vicende giudiziarie e pratiche discutibili, come quando, di fronte a un’emorragia postoperatoria, avrebbe suggerito di somministrare semplicemente acqua e zucchero




