Agguato di Amsterdam, la dura realtà dietro l'attacco
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Redazione Esteri
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Non bisogna avere paura di prendere atto di quanto accaduto giovedì notte ad Amsterdam, né di riconoscere la realtà, che può piacere o dispiacere, ma che una società e una classe dirigente politica incapaci di affrontarla sono destinate a essere travolte. Questo è ciò che potrebbe accadere alle democrazie europee se non comprendono il significato del fenomeno migratorio, che non è necessariamente negativo, ma che può avere conseguenze significative.
A Milano, il corteo pro-Palestina di sabato pomeriggio, partito da Cadorna e diretto verso corso Porta Genova, ha visto la partecipazione di circa 700 persone. Gli slogan e i cori, tra cui "Israele terrorista" e incitamenti all'Intifada, hanno caratterizzato la manifestazione, che ha reso omaggio ai "ragazzi di Amsterdam". Questi giovani, nella notte tra giovedì e venerdì, hanno teso agguati ai tifosi israeliani del Maccabi Tel Aviv, picchiandoli a mani nude e con bastoni, inseguendoli e investendoli.
La manifestazione di Milano, organizzata dagli attivisti pro-Palestina, ha visto la presenza di bandiere e striscioni, con immagini di Yahya Sinwar e slogan a favore degli attacchi ai tifosi israeliani. Gli attivisti, in gran parte pro-Hamas, hanno scandito al megafono frasi come "un sasso qua, un sasso là, un sasso per la libertà", incitando alla violenza e alla ribellione.
La realtà dei fatti, per quanto dura, deve essere affrontata con lucidità e senza paura.




