A Milano, l'arena olimpica dell'hockey apre tra i cantieri e un test a sorpresa
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Redazione Sport
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Le luci, finalmente, si sono accese sulla nuova Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena, un cubo di cristallo e acciaio sorto in quella che era una distesa di terra e capannoni nella periferia sud-orientale del capoluogo lombardo. L’inaugurazione, avvenuta in occasione di una semifinale di Coppa Italia, ha sancito il completamento formale di un’opera infrastrutturale portata a termine in tempi strettissimi, poco più di venti mesi, nonostante le inevitabili preoccupazioni per possibili ritardi che hanno accompagnato l’intero iter di costruzione. L’impianto, che può accogliere fino a undicimilaottocento spettatori, costituisce uno dei cardini del progetto legato ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, il cui svolgimento è previsto dal 6 al 22 febbraio, mentre le Paralimpiadi occuperanno il periodo dal 6 al 15 marzo dello stesso anno.
Un debutto in Coppa Italia segnato da un imprevisto
Il battesimo del ghiaccio, tuttavia, non è trascorso senza intoppi. Durante la partita tra Varese e Caldaro, che ha funto da test generale in vista dell’appuntamento a cinque cerchi, un buco apertosi sulla superficie ha costretto a una breve sospensione dell’incontro. L’episodio, sebbene di per sé contenuto e risolto in fretta, ha offerto un’indicazione preziosa, se non altro per mettere alla prova i protocolli di gestione e manutenzione della pista in condizioni di gara reale, dimostrando come anche i test più organizzati possano riservare sorprese.
L’arena è finita, ma il contesto urbano ancora no
Se all’interno l’Arena si presenta con tutte le sue funzionalità pronte, il quadro cambia radicalmente non appena si varca l’uscita. Il percorso che conduce dagli ingressi verso l’esterno si snoda infatti attraverso un paesaggio ancora profondamente segnato dal lavoro in corso, dove la presenza di gru e operai in attività è la norma. Quei trecento metri che separano la struttura dai controlli di sicurezza sono un susseguirsi visivo di cantieri aperti, un dettaglio non da poco che solleva interrogativi sulla capacità di sistemare completamente l’area circostante in tempo per l’evento mondiale, considerando che manca ormai poco più di un mese all’accensione della fiamma olimpica.
La sfida dei collegamenti e l’eredità futura
Un elemento di forza, potenziale, risiede invece nei collegamenti di trasporto. La metropolitana gialla, la linea 3, collegherà direttamente il sito con cinque fermate al villaggio olimpico di Porta Romana e, in direzione opposta, alla stazione di Rogoredo, garantendo un tragitto di circa dieci minuti. Anche dal centro, dal Duomo, si potrà raggiungere l’Arena in un quarto d’ora circa, un fattore che, se sfruttato appieno, potrebbe alleviare notevolmente la pressione del traffico veicolare nella zona. La rapidità della realizzazione dell’impianto in sé, sebbene discutibile per alcuni aspetti, rimane un dato di fatto, mentre la vera prova di maturità per l’intero progetto arriverà dalla sua integrazione con il tessuto urbano circostante, oggi ancora incompiuto.




