Attacco con droni su San Pietroburgo, colpito un terminal petrolifero. Mosca: "Non rimarrà senza risposta"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una flotta di droni ucraini ha colpito durante la notte la città di San Pietroburgo, colpendo il terminal petrolifero situato nel distretto di Kirovsky, uno dei più grandi della regione baltica. Il governatore locale, Alexander Beglov, ha confermato l'attacco definendolo "su larga scala" e ha invitato i residenti a restare in casa fino al termine dell'allarme antiaereo, mentre le difese aeree russe affermano di aver intercettato oltre 70 droni sulla città.

Uno dei velivoli senza pilota sarebbe precipitato nell'area del complesso storico di Peterhof, senza causare danni, mentre secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l'offensiva ha raggiunto anche la base navale di Kronstadt, importante avamposto della flotta russa nel Golfo di Finlandia.

Le "sanzioni a lungo raggio" di Kiev

Il presidente Zelensky ha rivendicato l'operazione definendola come parte delle "sanzioni ucraine a lungo raggio" contro Mosca, un'espressione che il leader ucraino utilizza per descrivere gli attacchi condotti in profondità nel territorio russo. Le forze di difesa, ha spiegato, hanno preso di mira le infrastrutture petrolifere portuali che generano i proventi per finanziare lo sforzo bellico russo, mentre il raid su Kronstadt avrebbe colpito un obiettivo militare di rilevanza strategica.

La distanza tra il confine ucraino e l'area colpita, ha sottolineato Zelensky, supera gli 850 chilometri, a dimostrazione della crescente capacità di proiezione delle forze di Kiev.

La minaccia di ritorsioni e le smentite sul campo

La reazione di Mosca non si è fatta attendere: il ministero della Difesa russo ha accusato Kiev di voler colpire infrastrutture civili e ha promesso che "il tentativo di danneggiare obiettivi civili della Russia non resterà senza adeguate azioni di ritorsione da parte delle forze armate russe". Nel frattempo, sul terreno, prosegue il braccio di ferro sulla situazione nel Donbass. Il Cremlino ha rivendicato la conquista della città di Kostjantynivka, un insediamento chiave nella regione di Donetsk.

La versione di Mosca, che presenta la presa della città come un'importante vittoria strategica, è stata tuttavia prontamente smentita da Zelensky, che ha definito l'annuncio "un'ennesima menzogna". Il portavoce militare ucraino Andrii Kovaliov ha assicurato che le truppe di Kiev "mantengono le loro posizioni" nonostante le infiltrazioni di piccoli gruppi russi.

Il vertice Nato di Ankara e il sostegno all'Ucraina

In questo contesto di escalation, il vertice Nato in corso ad Ankara si avvia alla conclusione con l'approvazione di un pacchetto di aiuti militari per l'Ucraina. L'intesa, sancita nella dichiarazione finale del summit, prevede un sostegno di 70 miliardi di dollari all'anno per il 2026 e il 2027. La cifra comprende il prestito dell'Unione Europea da 30 miliardi, lasciando ai partner circa 40 miliardi annui di aiuti bilaterali, che saranno però gestiti tramite un meccanismo volontario e non obbligatorio.

L'impegno a finanziare lo sforzo bellico di Kiev riguarda gli alleati europei e il Canada, mentre gli Stati Uniti, che con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca hanno deciso di non contribuire più direttamente con fondi, continueranno a fornire assistenza in termini di intelligence e a vendere armi attraverso il programma PURL (Prioritised Ukraine Requirements List).

I nodi del vertice tra spese militari e il ruolo di Trump

Il summit di Ankara, tuttavia, rimane segnato da alcune tensioni. Se da un lato c'è l'accordo sul sostegno a Kiev, dall'altro resta aperto il nodo delle spese militari, con gli Stati Uniti che continuano a spingere gli alleati europei ad aumentare i propri investimenti nella difesa. La presenza del presidente americano Donald Trump, reduce dalle polemiche del G7 di Évian, getta un'ulteriore ombra sui lavori.

Le diplomazie, per timore di uscite fuori controllo del tycoon, hanno compresso l'agenda del vertice al minimo, limitandosi a una cena sociale e a una sessione di lavoro, nella speranza di limitare le possibili piazzate. La scelta di non prevedere un faccia a faccia bilaterale tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni, nonostante il loro ruolo, è un segnale della cautela con cui molti leader europei si accostano al presidente americano, in un clima di crescente incertezza sul futuro dell'alleanza.

L'incognita Trump e il messaggio di Putin

A complicare ulteriormente il quadro internazionale si inserisce il canale di dialogo tra Washington e Mosca. In una conversazione telefonica di oltre un'ora, il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio di congratulazioni a Donald Trump in occasione del 250º anniversario dell'indipendenza americana. Il colloquio, ufficialmente di cortesia, si è trasformato in un confronto sostanziale sulla guerra in Ucraina.

Putin ha ribadito a Trump la determinazione della Russia a prendere il controllo dell'intera regione del Donbass, trasmettendo la posizione che le operazioni militari proseguiranno fino al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Il presidente russo ha descritto la presa di Kostjantynivka come un passo fondamentale verso il controllo totale di Donetsk, mentre ha accusato Kiev e i suoi sostenitori europei di voler prolungare il conflitto.

Il leader del Cremlino ha anche sottolineato la "responsabilità speciale" di Russia e Stati Uniti, in quanto maggiori potenze nucleari, nel mantenimento della sicurezza e della stabilità globale, auspicando la creazione di legami costruttivi tra i due Paesi.

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