Roma accelera sugli autovelox, 1500 multe al giorno sulla Tangenziale Est
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Redazione Interno
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Le strade della Capitale, un reticolo di oltre ottomila chilometri che spesso si trasforma in un percorso a ostacoli, sono destinate a diventare le più sorvegliate d'Italia. L’amministrazione comunale, nel tentativo di arginare un’emergenza sicurezza che vede Roma detenere il primato nazionale per vittime della strada, ha infatti avviato una strategia di potenziamento massiccio dei dispositivi di controllo. L’obiettivo, che si prefigge di raggiungere quota centotrenta nuovi velox installati entro il prossimo semestre, punta a modificare radicalmente le abitudini di guida degli automobilisti. Una corsa contro il tempo, e contro la statistica degli incidenti, che trova un primo, significativo banco di prova lungo alcuni assi viari di grande scorrimento, dove le nuove telecamere hanno già iniziato a “fotografare” un quadro di infrazioni sistematiche.
I primi numeri delle sanzioni
I dati, seppur preliminari, offrono una fotografia eloquente dell’impatto immediato dei dispositivi. I quattro nuovi autovelox attivati il 15 dicembre scorso — due sulla Tangenziale Est, nel tratto di via del Foro Italico, e due su viale Isacco Newton — hanno infatti prodotto una media di circa milleduecento sanzioni quotidiane nei primi tre giorni di piena operatività. Una cifra che, tradotta in termini pratici, equivale a una multa ogni minuto, considerando l’arco delle ventiquattr’ore, e che dimostra come il rispetto dei limiti di velocità costituisca ancora una questione aperta per molti conducenti. L’entrata in funzione dei dispositivi, dopo una fase di collaudo tecnico, segna dunque l’inizio di una campagna di controlli capillare, la quale non si limita alla mera repressione ma ambisce a un effetto pedagogico di più lungo periodo.
La reazione involontaria del traffico
Quello che emerge, però, è un fenomeno collaterale che racconta più di qualsiasi statistica. Lungo la Tangenziale Est, molti automobilisti hanno adottato una tattica difensiva che trasforma la sede stradale in un mosaico di comportamenti imprevedibili. L’avvicinarsi al punto monitorato, segnalato dalla cartellonistica, innesca infatti una serie di reazioni a catena: code improvvise, frenate brusche e un generale innalzamento della tensione al volante. Il vero deterrente, in questa fase, non sembra essere tanto la possibilità concreta di ricevere una contravvenzione — pur elevatissima — quanto la percezione del rischio immediato, generata dal mutare repentino del flusso veicolare. Una dinamica che, se da un lato riduce la velocità in prossimità del velox, dall’altro introduce elementi di pericolo nuovi, legati proprio alle manovre difensive attuate per eludere il controllo.
Il piano e il contesto nazionale
L’iniziativa romana si inserisce in un quadro nazionale dove il numero di apparecchiature di rilevamento della velocità è in costante crescita. Attualmente, la provincia di Roma occupa il secondo posto in classifica per numero di autovelox installati, posizionandosi subito dopo Torino. La strategia del Campidoglio, tuttavia, con il suo ritmo serrato di nuove attivazioni, prefigura un sorpasso già per il 2026, quando le strade capitoline potrebbero diventare le più “fotografate” del Paese. Una prospettiva che conferma la centralità del tema della sicurezza stradale nell’agenda amministrativa, spinta da dati drammatici che non accennano a migliorare. L’ampliamento della rete di controllo, se da un lato solleva le consuete polemiche sull’aspetto meramente sanzionatorio, dall’altro risponde a un’esigenza incontrovertibile di ordine pubblico, volta a proteggere la vita degli utenti della strada in un contesto urbano particolarmente complesso e frammentato.




