L’ombra del drone su Mezzovico: sei feriti nell’incidente, un minorenne nei guai per l’intralcio ai soccorsi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un pomeriggio di ordinaria amministrazione per una ditta privata si è trasformato in un incendio di cronaca a Mezzovico-Vira, dove un elicottero, un velivolo praticamente nuovo, si è schiantato al suolo da un’altezza di circa venti metri. È accaduto lunedì, poco dopo le 16:30, durante quella che doveva essere una banale fase di atterraggio presso una piazza di lavoro. Sei le persone a bordo, tutte rimaste ferite, e di queste una lotta ancora tra la vita e la morte, come confermato dalla Polizia cantonale ticinese in un comunicato diffuso nelle ore successive. La dinamica, seppur ancora avvolta nella nebbia delle indagini, vede il velivolo precipitare mentre era in procinto di toccare terra, un volo che faceva parte di una giornata di sopralluogo – una sorta di passaggio di consegne – all’Alpe Duragno, un agriturismo situato in quota.

Sul fronte investigativo, la macchina della giustizia si è mossa senza indugi. Come da prassi consolidata per gli incidenti aerei, la gestione del caso sul piano penale è passata nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione, mentre il Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI) ha aperto una propria inchiesta per determinare le cause tecniche del disastro. Quello che si sa, e che alimenta un certo sconcerto negli ambienti del settore, è che l’elicottero era un apparecchio nuovissimo, entrato in servizio solo da pochi mesi; ai comandi c’era un pilota di lunga esperienza, il che rende il cedimento strutturale o il malore del conducente ipotesi al momento meno accreditate rispetto a un possibile, improvviso guasto meccanico o al motore.

Un drone nella zona rossa, i soccorsi bloccati

A complicare ulteriormente il quadro, già tragico di suo, è subentrato un elemento di pura follia, l’ennesimo episodio di inciviltà tecnologica che rischiava di costare cara. Mentre i soccorritori della Rega, i pompieri di Lugano e Rivera, e la Croce Verde si davano il cambio per estrarre i feriti dalle lamiere del velivolo, un piccolo drone è comparso nel cielo sopra il luogo dell’impatto. La sua presenza, assolutamente vietata in spazi aerei interdetti al traffico civile durante le emergenze, ha paralizzato le operazioni di volo per alcuni minuti cruciali: l’elicottero della Rega, che doveva trasportare d’urgenza i feriti verso gli ospedali di Lucerna e Basilea, non ha potuto decollare per evitare il rischio di una collisione con l’ap- parecchio pilotato a distanza.

Le verifiche immediate, condotte dalla Polizia cantonale in parallelo ai salvataggi, hanno però permesso di risalire al proprietario del drone con una rapidità sorprendente. Gli inquirenti hanno bussato alla porta del responsabile, scoprendo che a sabotare – involontariamente, ma con una colpa oggettiva enorme – i soccorsi era stato un ragazzo minorenne della regione. La scoperta ha spostato il baricentro dell’inchiesta secondaria dalla sfera penale ordinaria a quella della Magistratura dei minorenni, la quale ora ha il compito di vagliare la posizione del giovane, per il quale si profila una denuncia per intralcio alle operazioni di soccorso, aggravato forse dal pericolo concretamente corso dai feriti.

Il conto dei feriti e il trasferimento oltre Gottardo

Il bilancio, aggiornato alle ultime comunicazioni ufficiali, parla di sei occupanti del velivolo finiti all’ospedale. Di questi, uno versa in condizioni giudicate critiche, tanto che la sua vita è appesa a un filo; due hanno riportato traumi di media entità, mentre per gli altri tre le ferite sono state giudicate meno serie. Le strutture sanitarie del Ticino, ovvero l’Ospedale Civico di Lugano e il San Giovanni di Bellinzona, hanno accolto la maggior parte dei coinvolti, ma per almeno un ferito è stato necessario il trasferimento oltre Gottardo, a dimostrazione della complessità delle lesioni riportate nell’impatto.

Sul luogo del disastro, isolato da via Vira e reso inagibile al traffico per diverse ore, gli agenti della Polizia del Vedeggio, della fedpol e i periti del SISI hanno lavorato a lungo per mettere insieme i pezzi del puzzle. Se per l’ostruzione aerea il caso sembra già chiuso dal punto di vista dell’identificazione del colpevole, la ricerca della causa scatenante della caduta resta invece un capitolo aperto e pieno di interrogativi, data l’assoluta affidabilità che viene solitamente riconosciuta ai macchinari moderni e all’abilità del pilota che li manovra.

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