Trattato globale sulla plastica, i petrostati fanno ostruzione, se ne riparla nel 2025

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il trattato globale sulla plastica, atteso da molti come una svolta decisiva nella lotta contro l'inquinamento, non ha visto la luce. Le delegazioni dei 175 Paesi riunite a Busan, in Corea del Sud, per il quinto incontro del Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC-5), non sono riuscite a superare le divergenze, in particolare riguardo al tetto alla produzione di plastica. Nonostante la maggior parte dei governi abbia richiesto misure ambiziose, ritenute necessarie dalla scienza per fermare l'inquinamento, un blocco di Paesi produttori di petrolio ha ostacolato il raggiungimento di un accordo.

I negoziati, promossi dalle Nazioni Unite, dovranno riprendere nel 2025, poiché permangono divergenze significative tra i partecipanti. L'ambasciatore ecuadoriano Luis Vayas Valdivieso, che presiede i colloqui, ha dichiarato che "diverse questioni critiche ci impediscono ancora di raggiungere un accordo generale". La quinta sessione del Comitato Intergovernativo di Negoziazione si è conclusa senza un accordo, rimandando al 2025 l'ultimo round negoziale.

Nonostante una settimana di intensi negoziati, i Paesi produttori di petrolio hanno fatto slittare l'accordo per un trattato globale legalmente vincolante per ridurre l'inquinamento da plastica. Graham Forbes, capo delegazione di Greenpeace ai negoziati, ha espresso preoccupazione per il continuo rinvio delle decisioni cruciali, sottolineando che ogni volta che i governi permettono agli inquinatori di continuare a inondare il mondo di plastica, tutti ne paghiamo il prezzo.

La questione del tetto alla produzione di plastica è stata uno dei principali punti di disaccordo. Molti Paesi, sostenuti da organizzazioni ambientaliste, hanno spinto per misure più severe, mentre i Paesi produttori di petrolio hanno resistito, temendo ripercussioni economiche.

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