Negoziato Onu sulla plastica fallito: scontro tra paesi produttori e chi chiede vincoli

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I colloqui per il primo trattato globale contro l’inquinamento da plastica si sono conclusi senza un accordo, lasciando gli Stati membri senza una direzione comune. La quinta sessione dei negoziati, denominata INC-5.2 e organizzata sotto l’egida delle Nazioni Unite a Ginevra, ha visto 184 paesi divisi in due blocchi contrapposti: da un lato, l’Unione Europea, il Canada, l’Australia e numerosi Stati africani, latinoamericani e insulari, che spingevano per limitazioni alla produzione; dall’altro, i paesi petroliferi, determinati a evitare qualsiasi vincolo sugli idrocarburi, materia prima dell’industria plastica.

Nonostante tre anni di discussioni e un ultimo tentativo di mediazione protrattosi oltre la mezzanotte di giovedì, il vertice si è chiuso con un testo rivisto ma mai approvato, segnando un’altra battuta d’arresto per il multilateralismo ambientale. Il Wwf, tra le organizzazioni più attive nel processo, ha esortato i governi più ambiziosi a superare i limiti dell’attuale negoziato, auspicando un futuro accordo legalmente vincolante che regoli l’intero ciclo di vita della plastica.

Le lobby industriali, accusate da più parti di aver influenzato le trattative, hanno contribuito a polarizzare le posizioni, rendendo impossibile trovare un compromesso su temi chiave come i criteri di riduzione della produzione e i meccanismi di controllo. Mentre alcuni delegati hanno parlato di "occasione mancata", altri hanno sottolineato l’assenza di piani concreti per riavviare il dialogo, lasciando aperte più domande che risposte.

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