A Ginevra ripartono i negoziati per un trattato globale sulla plastica, tra speranze e ostacoli

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dal 5 al 14 agosto, i rappresentanti di 180 paesi sono riuniti a Ginevra per tentare di raggiungere un accordo storico: il primo trattato vincolante contro l’inquinamento da plastica, una minaccia ormai fuori controllo che compromette non solo gli ecosistemi ma la salute stessa dell’uomo. L’iniziativa, promossa dall’Onu, arriva dopo il fallimento dei colloqui di Busan alla fine del 2024, quando le divergenze tra le potenze globali avevano fatto naufragare ogni intesa.

I numeri parlano da soli. La produzione mondiale di plastica ha superato i 400 milioni di tonnellate l’anno, di cui appena il 12% viene smaltito correttamente e solo il 9% riciclato. Il resto finisce in discariche abusive, nei fiumi o negli oceani, dove già galleggiano circa 200 trilioni di frammenti, destinati a triplicare entro il 2040 se non si interverrà con misure drastiche. Un paradosso, considerando che fino a pochi decenni fa questo materiale era pressoché assente nella vita quotidiana.

Il testo su cui si sta lavorando, elaborato durante l’ultimo round di negoziati in Corea del Sud, rappresenta una base condivisa, ma le trattative si annunciano complicate. Le tensioni geopolitiche, insieme agli interessi economici delle grandi potenze industriali, rischiano di rallentare il processo. Senza contare le resistenze delle multinazionali del settore, che finora hanno ostacolato normative più severe.

L’obiettivo è ambizioso: stabilire limiti alla produzione, promuovere alternative sostenibili e migliorare i sistemi di riciclo a livello globale. Ma mentre alcuni paesi, soprattutto europei, spingono per un accordo rigoroso, altri – tra cui gli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump – preferiscono soluzioni volontarie, meno vincolanti per le industrie.

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