Liliana Resinovich, il marito indagato e i soldi scomparsi: i retroscena di un omicidio
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Redazione Interno
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A oltre tre anni dalla morte di Liliana Resinovich, trovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel parco di San Giovanni a Trieste, il marito Sebastiano Visintin è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati per omicidio. Un passaggio quasi inevitabile, considerato che la perizia medico-legale disposta dalla Procura di Trieste – affidata all’anatomopatologa Cristiana Cattaneo e agli esperti Vanin, Tambuzzi e Leone – ha escluso senza margini di dubbio il suicidio, confermando invece che la donna è stata uccisa.
Il rapporto, un documento di oltre duecento pagine, ha spinto gli investigatori a concentrarsi su Visintin, che attualmente si trova in Carinzia, in Austria. L’uomo, raggiunto telefonicamente, ha negato di essere fuggito, sostenendo che «è normale che il marito sia il primo sospettato», ma non ha fornito indicazioni sul suo eventuale rientro in Italia. Intanto, la Polizia ha perquisito per otto ore la sua abitazione, sequestrando circa 700 utensili da taglio – tra coltelli e forbici di varie dimensioni – oltre a un paio di guanti e un vecchio maglione.
Ma il movente potrebbe nascondersi in questioni finanziarie. Secondo alcune indiscrezioni, ancora non confermate ufficialmente, all’origine del delitto ci sarebbero i 20.000 euro scomparsi dal conto della vittima e la pensione di cui Liliana godeva. Visintin, che aveva un rapporto complicato con il figlio della donna, avrebbe affrontato difficoltà economiche, circostanza che gli inquirenti stanno verificando.




