Liliana Resinovich, la procura iscrive il marito tra gli indagati: "Voleva lasciare casa"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Non è morta per caso, ma perché ha palesato le sue intenzioni". Con queste parole, pronunciate durante un’intervista a Sky Tg24, Claudio Sterpin ha commentato l’iscrizione nel registro degli indagati di Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, la sessantatreenne triestina scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita venti giorni dopo in un bosco nei pressi dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. Sterpin, che aveva dichiarato di aver avuto una relazione con la donna, ha lasciato intendere che il movente potrebbe essere legato alla decisione di Liliana di abbandonare la casa coniugale.

"Ci sono troppi punti che non ha mai chiarito", ha affermato Sergio Resinovich, fratello della vittima, riferendosi a Visintin. L’uomo, che oggi è l’unico indagato per l’omicidio, è al centro delle indagini dopo il sequestro di circa 700 oggetti – tra cui coltelli, forbici e indumenti – effettuato martedì scorso nella sua abitazione. Tra i reperti sottoposti a perizia ci sono un maglione giallo e un paio di guanti, che potrebbero aver lasciato tracce pilifere compatibili con quelle rinvenute sul corpo di Liliana. Gli esperti Cristina Cattaneo, Stefano Vanin, Stefano Tambuzzi e Biagio Eugenio Leone stanno esaminando i reperti per stabilire se siano collegati al cordino con cui erano legati i sacchi in cui è stato avvolto il corpo.

Visintin, da parte sua, ha negato ogni accusa, dichiarandosi "sereno" e respingendo l’ipotesi di una fuga in Austria. "Mi manca tanto che a volte mi sembra quasi di non respirare", ha detto, senza però rinunciare alle sue consuete gite fuori porta, abitudine che ha suscitato perplessità data la gravità delle accuse.

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