Crans-Montana, la procura di Roma indaga i coniugi Moretti per la strage del Constellation

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di Capodanno, quando il tempo sembra sospeso tra un brindisi e l’altro, qualcosa si è rotto per sempre nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana. E quel qualcosa, ora, ha un nome e un cognome nel registro degli indagati della procura di Roma: Jacques Moretti e sua moglie Jessica. I magistrati del pool guidato dal procuratore Francesco Lo Voi – con l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio – hanno formalizzato l’iscrizione dei due gestori del locale svizzero, aprendo un fronte giudiziario parallelo a quello già attivo in Svizzera. L’ipotesi di reato, pesante come un macigno, ruota attorno a disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime, tutte aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica.

Un bilancio che non lascia scampo: 41 morti e 115 feriti

Si contano ancora, quei corpi. Quarantuno giovani hanno perso la vita tra le fiamme e il fumo tossico, e tra loro sei erano italiani. Altri 115 sono rimasti ustionati, alcuni in modo grave, portando addosso cicatrici che nessuna terapia potrà mai cancellare del tutto. La procura capitolina, nel muovere i primi passi dell’inchiesta, ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti italiani: emergono dettagli che descrivono una trappola più che un locale. Le uscite di sicurezza – raccontano – erano sbarrate, quasi a impedire qualsiasi via di fuga. Jessica, secondo alcune deposizioni, sarebbe fuggita senza dare indicazioni, lasciando i ragazzi nel caos più totale. Materiali non ignifughi rivestivano pareti e soffitti, mentre degli estintori non v’era traccia utile: o assenti o non funzionanti. Nessuna segnalazione luminosa, nessuna voce che indicasse la direzione per salvarsi.

I reati contestati e il filo rosso delle norme violate

Quattro capi d’imputazione, tutti legati da un’unica, sottile linea di negligenza. Il disastro colposo – figura giuridica che in Italia ricorre quando un evento catastrofico è frutto di colpa, non di dolo – si accompagna all’omicidio colposo plurimo, perché di morti se ne contano a decine. L’incendio, ovviamente, è il mezzo materiale della distruzione, mentre le lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica rappresentano il tassello che trasforma l’incidente in un possibile reato. I pubblici ministeri romani, insomma, non guardano solo al momento delle fiamme, ma a tutto ciò che le ha precedute: la mancata adozione di misure di sicurezza, l’assenza di vie di esodo praticabili, l’uso di materiali che hanno alimentato il rogo come fosse benzina.

L’inchiesta parallela: Roma e Sion, due binari che s’incrociano

Mentre la procura svizzera di Sion conduce la sua indagine territoriale – competente per il luogo del disastro – quella di Roma ha deciso di procedere comunque, sfruttando la presenza di vittime italiane e il principio della giurisdizione per il reato di disastro colposo, che può essere perseguito anche nello Stato d’origine delle persone offese. I coniugi Moretti, da semplici gestori di un bar di montagna, si ritrovano così al centro di un doppio fronte giudiziario: da un lato le autorità elvetiche, dall’altro i magistrati di piazzale Clodio. Non è raro, in tragedie transfrontaliere, assistere a这种现象; ciò che colpisce è la rapidità con cui Roma ha allineato le sue contestazioni a quelle già ipotizzate dai colleghi svizzeri. I testimoni italiani hanno fornito elementi che i pm ritengono sufficienti per sostenere l’aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche, un dettaglio che potrebbe fare la differenza in sede di eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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