Liliana Resinovich, l’amico Sterpin difende Visintin: "Non è stato lui, ma sa chi l’ha uccisa"
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Redazione Interno
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A tre anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste, le dichiarazioni di Claudio Sterpin, 83enne amico intimo della vittima, riaccendono i riflettori sul caso. Contrariamente alle accuse della procura, che indica nel marito Sebastiano Visintin l’unico indagato per l’omicidio, Sterpin sostiene con fermezza che "l’artefice non sia stato lui". "Non credo sia stato Sebastiano ad ucciderla", afferma, "ma lui sa benissimo chi è stato".
Sterpin, con cui Liliana avrebbe avuto intenzione di andare a vivere, si dice "in ebollizione da tre anni" per come si sono svolte le indagini. Le sue parole riaprono interrogativi già sollevati dalla difesa di Visintin, rappresentata dagli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, che la prossima settimana presenterà nuove richieste nell’ambito dell’incidente probatorio. Tra queste, un nuovo accertamento medico-legale e genetico, dopo che l’autopsia aveva escluso il suicidio, ipotesi definita "bizzarra" dai legali.
La procura di Trieste, che nel novembre scorso ha chiesto il rinvio a giudizio per Visintin, sostiene che Liliana sia stata soffocata e poi uccisa la notte del 14 dicembre 2021, data della sua scomparsa. Il corpo fu rinvenuto nel parco dell’ex Opp, non lontano da via Weiss, in condizioni che lasciavano presupporre una dinamica violenta. Tuttavia, le parole di Sterpin introducono un elemento inedito: se Visintin non fosse il killer, perché non avrebbe parlato? E soprattutto, chi sarebbe il vero colpevole, se non il marito?




