"Enzo" apre la Quinzaine, Campillo: «L’ascesa delle destre in Europa ci preoccupa»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scelta di presentare Enzo alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes 78 era stata presa prima del 25 aprile 2024, giorno in cui è scomparso Laurent Cantet, che aveva co-sceneggiato il film insieme all’amico e collega Robin Campillo. I due, legati da una collaborazione decennale, avevano firmato insieme pellicole come A tempo pieno, Verso il Sud, L’Atelier e Entre les murs, quest’ultima vincitrice della Palma d’Oro nel 2008. Dopo la morte di Cantet, Campillo ne ha rilevato la regia, portando a termine un progetto che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto essere un’altra prova della loro sintonia creativa.
Protagonista del film è Pierfrancesco Favino, che interpreta un professore alle prese con il conflitto generazionale scatenato dal figlio sedicenne, Enzo, deciso a lasciare gli studi per lavorare come muratore. «Da padre, mi sono immedesimato nella difficoltà di gestire un figlio in cerca di sé stesso», ha raccontato l’attore, presente a Cannes con la compagna Anna Ferzetti. «Questo film mi ha sedotto perché, come spesso accadeva nei lavori di Cantet, intreccia temi diversi: identità, classe sociale, sessualità». L’adolescente, in fuga dall’ambiente borghese in cui è cresciuto, trova nell’incontro con Vlad, un manovale ucraino, una chiave per scoprire se stesso.
Sul red carpet, Favino – annunciato come «le grand acteur italien» – ha sottolineato l’importanza di portare avanti il cinema nonostante le difficoltà. «Andava fatto, anche per onorare la memoria di Cantet», ha detto, senza nascondere l’emozione per un ruolo che lo ha costretto a recitare in francese, «lingua che crea un bel disequilibrio, ma arricchisce».




