Germania, AfD avanza a est: il 2027 e il bivio dell'Europa divisa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino hanno consegnato un quadro politico tedesco profondamente mutato, con l'Alternative für Deutschland che si afferma come prima forza in un Land dell'est e la Linke che a Berlino conquista il miglior risultato della sua storia. Il voto di domenica 20 settembre 2026 arriva a poche settimane di distanza dalle consultazioni in Sassonia-Anhalt, dove l'AfD aveva già toccato il 43,8 per cento, e disegna una geografia elettorale nella quale gli equilibri tradizionali appaiono rovesciati.

In Meclemburgo-Pomerania Anteriore l'AfD ha ottenuto il 38,2 per cento dei voti, più che raddoppiando il risultato del 2021, quando si era fermata al 16,7 per cento. La SPD della presidente uscente Manuela Schwesig ha resistito meglio delle attese, fermandosi al 35,5 per cento, ma il dato più eclatante riguarda la CDU: con il 4,9 per cento i cristiano-democratici non entrano per la prima volta nella storia in un parlamento regionale.

Il tracollo della CDU, che nel 2021 aveva raccolto il 13,3 per cento, segna il punto più basso per il partito di Friedrich Merz, cancelliere in carica da meno di un anno e mezzo.

A Berlino il copione si inverte parzialmente: la Linke di Elif Eralp conquista il 25,7 per cento, più che raddoppiando il 12,2 per cento del 2023 e superando per la prima volta la CDU, che scende al 19 per cento. L'AfD nella capitale cresce fino al 16,3 per cento, mentre la SPD si ferma al 12,1 per cento.

Il risultato berlinese consegna alla Linke un ruolo di primo piano nella formazione del governo cittadino, con Eralp che ha già annunciato l'intenzione di avviare il percorso per la vergesellschaftung, la socializzazione delle grandi società immobiliari.

I risultati tedeschi si inseriscono in una dinamica continentale che vede le forze di destra radicale guadagnare consensi in diverse elezioni nazionali. In Austria la FPÖ di Herbert Kickl ha vinto le elezioni parlamentari con il 29,2 per cento, staccando di tre punti l'ÖVP del cancelliere Karl Nehammer e relegando la SPÖ a un minimo storico del 21 per cento. Il successo degli austriaci, pur non garantendo a Kickl la cancelleria per il rifiuto degli altri partiti di governare con lui, conferma una tendenza che attraversa l'Europa centrale.

Le prossime elezioni nei grandi paesi dell'Unione europea sono attese per il 2027, un anno che si annuncia decisivo per gli equilibri continentali. In Francia la doppia scadenza presidenziale e legislativa vedrà Emmanuel Macron lasciare l'Eliseo dopo due mandati, mentre il Rassemblement National di Marine Le Pen, attualmente dato al 33 per cento nei sondaggi, si prepara a capitalizzare il malcontento.

In Spagna il premier socialista Pedro Sánchez, in carica dal 2018, dovrà confrontarsi con il suo ciclo politico, mentre in Italia la legislatura di Giorgia Meloni giunge al termine naturale.

La coincidenza temporale di queste consultazioni, con Francia, Spagna e Italia chiamate al voto a distanza di pochi mesi, pone l'Unione europea di fronte a una prova di tenuta. Il quadro tedesco, con un'estrema destra che si consolida nelle regioni orientali e una sinistra radicale che avanza nelle città, riflette una polarizzazione che non risparmia nessun sistema politico nazionale.

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