Addio a Giuliano Falcioni, il maestro di autodifesa stroncato da un incidente sull'Aurelia
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Redazione Interno
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Un incidente stradale, avvenuto nella tarda mattinata di Natale lungo la via Aurelia, ha stroncato la vita di Giuliano Falcioni, istruttore di kickboxing e difesa personale di quarantanove anni, originario di Cerveteri. L’uomo, che viaggiava in sella alla sua moto, perse il controllo del mezzo al chilometro 12.870, nella zona di Massimina, per poi schiantarsi contro il guardrail e morire sul colpo. La notizia, che ha gettato nel lutto il litorale romano, ha suscitato un’ondata di cordoglio negli ambienti sportivi e non solo, ricordando una figura nota per il suo costante impegno sociale, oltre che per la sua competenza tecnica.
Un insegnante dedito al sociale
Falcioni, la cui fama travalicava i confini delle palestre, aveva fatto della sua professione uno strumento di inclusione e supporto. Concentrandosi particolarmente sulle fasce più vulnerabili, aveva organizzato e tenuto con passione corsi di autodifesa dedicati alle donne, ai quali partecipavano molte allieve, e progetti specifici per le scuole. Ma il suo impegno più caratteristico, quello che lo rendeva un punto di riferimento apprezzato, si rivolgeva alle persone con disabilità di Ladispoli e Cerveteri, per le quali aveva strutturato lezioni apposite. A tal punto che, come confidato agli amici, nutriva il sogno di fondare una scuola interamente dedicata alla difesa personale per disabili, un progetto purtroppo irrealizzato.
La filosofia oltre la tecnica
La sua didattica, del resto, non si limitava alla mera trasmissione di tecniche di combattimento, come il kickboxing di cui era maestro. Nei suoi corsi, spesso documentati anche attraverso i social network dove compariva mentre insegnava in una struttura nel quartiere Talenti a Roma, insisteva ripetutamente su un principio cardine: l’importanza di evitare, ove possibile, lo scontro fisico. Questa attenzione alla prevenzione e alla de-escalation, unita alla volontà di rendere accessibili a tutti gli strumenti per la sicurezza personale, definiva il profilo di un insegnante che considerava la disciplina marziale uno strumento di crescita e di tutela, prima che di antagonismo.
Un vuoto difficile da colmare
La scomparsa di Giuliano Falcioni lascia un solco profondo non soltanto nella cerchia degli sportivi, dove era molto conosciuto e stimato, ma anche in quel tessuto sociale da lui stesso nutrito con progetti concreti. L’improvvisa assenza priva il territorio di un riferimento per tanti, dalle donne che frequentavano i suoi corsi ai disabili che in lui trovavano un insegnante capace e sensibile. L’incidente, i cui dinamismi sono al centro delle indagini delle autorità competenti, ha quindi sottratto alla collettività una risorsa preziosa, il cui operato silenzioso e costante aveva contribuito a rafforzare, per molti, un senso di maggiore autonomia e sicurezza.




