Vertice di Ginevra, Araghachi: "Colloqui seri e rispettosi", ma l'Iran non cede sull'autodifesa
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghachi, ha definito “seri ma rispettosi” i colloqui avuti a Ginevra con i diplomatici europei, lasciando intendere che Teheran potrebbe essere disposta a nuovi incontri, ma senza smussare gli angoli della sua posizione. “Eserciteremo sempre il nostro diritto all’autodifesa”, ha ribadito, accusando l’Ue di non aver condannato gli attacchi israeliani, che – secondo le autorità iraniane – giustificherebbero la linea dura adottata dal Paese.
Mentre Araghachi parlava di un dialogo ancora aperto, dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump tornava a insistere sulla minaccia nucleare iraniana, contraddicendo pubblicamente Tulsi Gabbard, da lui stessa nominata a capo dell’intelligence statunitense. “L’Iran è a settimane, non anni, dalla bomba”, ha affermato il presidente, respingendo le valutazioni tecniche degli analisti che, invece, stimano tempi più lunghi. Una divergenza che, al di là delle polemiche, riflette la tensione ancora elevata tra Washington e Teheran, nonostante i tentativi europei di mediazione.
Quello di Ginevra, del resto, non è stato un vertice decisivo, ma un ulteriore passo in un negoziato che procede a fasi alterne, tra aperture tattiche e dichiarazioni di principio. Araghachi, pur evitando toni provocatori, ha tenuto a sottolineare che l’Iran non rinuncerà a difendersi “finché continueranno le atrocità”, un’allusione agli attacchi attribuiti a Israele, mai menzionato esplicitamente. Un linguaggio che, se da un lato lascia spazio a futuri incontri, dall’altro conferma la distanza tra le parti, con l’Europa chiamata a fare da ponte in un dialogo sempre più complesso.




