Il Milan di Cardinale riparte da Ramos e da una nuova catena di comando

Il Milan di Cardinale riparte da Ramos e da una nuova catena di comando
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il primo vero Milan di Gerry Cardinale comincia adesso. Quattro anni troppo tardi, dite? In parte lo dice anche lui, a giudicare dalla frenetica attività di queste settimane. Non è il giorno dell’acquisto del club, ma quello in cui ogni tassello della nuova squadra porta la sua firma, a un mese dall’azzeramento, abbastanza inedito, di tutti i vertici dell’area sportiva. Una dirigenza costruita secondo una nuova idea di organizzazione (che piaccia o meno) e un mercato che parte dalla mossa più significativa possibile: l’acquisto del centravanti.

Sta prendendo forma un Diavolo per il quale è ancora complicato immaginare concretamente il vero punto d'approdo, però una cosa è evidente: l'uomo d'affari con radici italiane nato in Pennsylvania, dopo il secondo fallimento sportivo consecutivo ha preso in mano la situazione in prima persona.

L’azzeramento e la nuova catena di comando

Il nuovo corso si è materializzato prima di tutto con un azzeramento ai piani alti, un cambio di passo netto rispetto al passato. La società ha ufficializzato una struttura senza Head of Football, senza direttore tecnico e senza direttore sportivo tradizionale, con un mercato affidato a profili di matrice analitica e finanziaria.

Il nuovo assetto, svelato nel corso di un summit a Casa Milan, poggia su un comitato ristretto: al vertice c'è Gerry Cardinale in veste di proprietario e responsabile operativo, affiancato dal neo amministratore delegato Massimo Calvelli, dal direttore del player trading Hendrik Almstadt, dal direttore della football intelligence Bobby Gardiner, dal capo scouting Donato Lomonte e dal partner di RedBird David Castelblanco, senza dimenticare il consulente esterno Zlatan Ibrahimovic e l'allenatore Ruben Amorim.

Una catena di comando che appare più snella, almeno nelle intenzioni, rispetto al passato. L'idea di fondo è quella di un flusso di lavoro continuo, una sorta di circuito circolare in cui tutte le componenti lavorano in modo sincronizzato. In cima alla piramide, Cardinale ha il compito di mostrare il pollice alto o verso il basso sulle operazioni, dopo che Lomonte segnala i profili, Gardiner li integra, Almstadt gestisce le trattative e Calvelli esamina la sostenibilità economica di ogni mossa.

Una struttura che, nelle parole dei vertici del club, dovrebbe garantire un pieno allineamento tra le parti, anche se le perplessità non mancano.

Amorim al centro del progetto

La scelta di coinvolgere in prima persona il nuovo allenatore, Ruben Amorim, rappresenta forse il vero spartiacque con la gestione precedente. Giunto a Milanello reduce dall'esperienza al Manchester United, il tecnico portoghese è stato messo al centro del progetto, con la promessa di avere un peso specifico mai visto prima nelle scelte di mercato. Il fatto che Cardinale abbia convocato un summit a Lisbona, nella "casa" di Amorim, per discutere di calciomercato per oltre quattro ore, è un segnale inequivocabile.

L'obiettivo dichiarato è quello di accontentare le richieste del nuovo allenatore, evitando gli errori che hanno caratterizzato le gestioni precedenti, quando la dirigenza e il tecnico non sempre hanno remato nella stessa direzione.

Il mercato firmato Cardinale: Ramos e il caso Liberali

La filosofia del nuovo corso si è vista immediatamente sul mercato. La prima mossa, quella più significativa, è l'assalto a Gonçalo Ramos, centravanti portoghese del PSG. Già nella giornata di venerdì 26 giugno, Cardinale ha presieduto un summit a Casa Milan per dettare le linee guida, e la sensazione è che l'operazione per il classe 2001 sia stata sbloccata proprio dal suo intervento diretto. L'offerta al club parigino si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di euro, un investimento importante per un attaccante che piace molto ad Amorim.

Ma la mano del patron si è vista anche in un affare che, agli occhi esterni, potrebbe sembrare minore: la corsa per riportare a casa Mattia Liberali.

Il talentino classe 2007, lasciato partire un anno fa e ora in forza al Catanzaro, è finito nel mirino del Como, che aveva già trovato un accordo economico con il giocatore ed era pronto a versare i 6 milioni di euro della clausola rescissoria. Eppure, in extremis, il Milan ha deciso di giocarsi il tutto per tutto. Cardinale, con una mossa che non ha precedenti nella sua gestione, ha preso il telefono e ha chiamato personalmente Liberali, fissando una video-call decisiva per la giornata di domani.

Un gesto che ha un forte valore simbolico: il numero uno di RedBird ha voluto dimostrare al ragazzo che il club crede veramente in lui, dopo che l'anno scorso qualcuno all'interno dell'organigramma, che però è ancora presente, non lo riteneva all'altezza.

Le sfide di un anno zero in salita

Il nuovo corso, però, parte in salita. La piazza è in rivolta, come testimonia l'iniziativa di una "vela" che girerà per Milano con un messaggio di protesta contro la proprietà. Anche la stampa è diffidente e le aspettative sono basse, con i rossoneri che nelle valutazioni di inizio stagione partono dietro a rivali come Inter e Napoli. L'organigramma scelto da Cardinale, con un forte accentramento e una struttura orizzontale, è stato accolto con scetticismo.

La sensazione è che il Milan si presenti come un cantiere aperto, più che come una squadra candidata al vertice.

In questo contesto, il campo dovrà dare le risposte che la società non è riuscita a trovare nelle stanze del potere. Ad Amorim non basterà la lavagna tattica: servirà che la struttura societaria regga i momenti di tensione e che il mercato gli consegni una rosa coerente con le sue idee. L'acquisto di Ramos e il possibile ritorno di Liberali rappresentano i primi mattoni di questo nuovo corso, ma il vero banco di prova sarà la capacità di questo modello "collegiale" di reggere l'urto di una stagione che si preannuncia difficile.

Il Milan ha scelto la strada della rivoluzione: ora non resta che vedere se sarà un'intuizione vincente o un azzardo.

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