Papa Leone ai vescovi italiani: siate profeti di pace in un tempo segnato da fratture

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «È una benedizione poter venire qui oggi in questo luogo sacro», ha affermato Papa Leone XIV, le cui prime parole pubbliche ad Assisi hanno riecheggiato sotto le volte della basilica che custodisce le spoglie del Poverello, in una visita che, coincidendo con l’imminente anniversario francescano, ha assunto i toni di una preparazione spirituale collettiva. Il Pontefice, che ha scelto la città umbra per concludere i lavori dell’assise episcopale, ha sottolineato come il mondo, in questa fase storica, cerchi con insistenza «segni di speranza», individuando proprio nella figura di san Francesco un faro di riferimento per un’epoca complessa.

Il richiamo alla cultura dell’incontro

Rivolgendosi ai presuli italiani, Leone XIV ha tracciato una strada maestra per la Chiesa, esortandoli a farsi «artigiani di amicizia, di fraternità» e a sviluppare, in uno stile autenticamente sinodale, «una cultura dell’incontro». Questo approccio, che costituisce il cuore pulsante del suo discorso, si propone come risposta diretta a un «tempo segnato da fratture», nel quale il compito dei pastori è quello di essere, prima di ogni altra cosa, «profeti di pace». Un incarico che, come ha delineato il Papa, non si esaurisce in una proclamazione di principio ma si concretizza in una presenza viva e operante tra la gente.

Il pellegrinaggio alle radici della fede

La giornata umbra del Successore di Pietro non si è limitata all’incontro istituzionale con la Conferenza Episcopale Italiana, ma è stata arricchita da tappe dal profondo significato personale e spirituale. Prima di raggiungere i vescovi, infatti, Leone XIV si è recato in preghiera sulla tomba di san Francesco, in un momento di raccoglimento che ha preceduto il denso confronto con i membri dell’assemblea. Un gesto, quest’ultimo, che ha collegato idealmente l’autorità del magistero contemporaneo alla forza di una testimonianza evangelica radicale e senza tempo.

Una visita privata nel segno di Agostino

Ulteriore momento significativo della trasferta è stata la visita privata al monastero agostiniano di Santa Chiara da Montefalco, un luogo al quale il Pontefice era legato da precedenti esperienze di vita, avendovi già sostato da professo e in seguito da padre generale dell’Ordine. Il ritorno in quel chiostro, stavolta nella veste di 267.mo Vescovo di Roma, ha rappresentato un atto di comunione con le religiose di clausura, confermando uno stile di governo che non disdegna i gesti di vicinanza e il recupero delle radici personali e comunitarie.

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