Il Papa ai consacrati: la Chiesa chiede profeti, non burocrati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella cornice della festa della Presentazione del Signore, che ritrae Gesù riconosciuto come Messia tra le braccia del vecchio Simeone, Papa Leone XIV ha tracciato, nell'omelia della Messa celebrata il 2 febbraio, un sentiero preciso per quanti hanno scelto la vita consacrata. Parlando dalla basilica vaticana in occasione della trentesima Giornata mondiale, il Pontefice ha illustrato come quel brano evangelico mostri, in modo inequivocabile, l’incontro tra due movimenti d’amore: quello divino, che scende per salvare l’umanità, e quello umano, che attende con una fede mai sopita la redenzione. Una dinamica, questa, che i consacrati sono chiamati a incarnare quotidianamente, superando la tentazione di ripiegarsi su se stessi per diventare, invece, segni viventi di quell’attesa.

Le diocesi in festa, tra luci e rinnovi di voti

Lo stesso messaggio ha risuonato, in contemporanea, nelle cattedrali di tutta Italia, trasformatesi in luoghi di raccolta e di festa. A Trani, ad esempio, oltre duecento religiosi e religiose, rappresentanti venti diverse congregazioni del territorio, hanno gremito il duomo illuminato, rispondendo all’appello dell’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo. In quella circostanza, il presule ha guidato il rito del rinnovamento dei voti, un momento solenne in cui il «sì» a Dio e alla Chiesa diocesana è stato riaffermato pubblicamente, sottolineando la dimensione di servizio e di profezia che da esso scaturisce. Una scena analoga si è svolta nel duomo di Cuneo, dove la celebrazione è stata presieduta dal vescovo Piero Delbosco, alla presenza di numerosi sacerdoti e di una folta rappresentanza di istituti di vita consacrata.

Fedeltà che dura una vita: il peso dei giubilei

Proprio in queste assemblee diocesane, come accaduto a Cuneo, hanno trovato spazio le commemorazioni degli anniversari di professione religiosa, veri e propri pilastri di una testimonianza silenziosa ma tenace. Alcuni dei partecipanti, infatti, hanno festeggiato traguardi che vanno dai quarantacinque fino ai settant’anni di vita consacrata, un arco temporale che racchiude decenni di dedizione assoluta. Questi lunghi percorsi, spesso segnati da impegni nei settori dell’educazione, della carità o dell’apostolato più diretto, si caratterizzano per una costante vicinanza alla gente, una condivisione che diventa il linguaggio stesso della loro missione. Senza clamori, essi incarnano quella fedeltà che il Papa ha indicato come fondamento della profezia.

Il vescovo Tremolada e il senso di un raduno

Anche a Brescia, nella cattedrale presieduta dal vescovo Tremolada, la Messa per la Giornata mondiale è diventata l’occasione per riunire sotto una stessa volta le diverse forme di consacrazione. La festività liturgica della Presentazione, che segna tradizionalmente la chiusura del tempo natalizio, ha offerto una chiave di lettura teologica all’intero evento: come il Cristo fu offerto al Padre, così la vita dei consacrati si configura come un’oblazione permanente. Il raduno, al di là dell’aspetto celebrativo, ha dunque ribadito la natura pubblica di questa scelta, che non si esaurisce nella sfera privata ma interpella l’intera comunità ecclesiale, chiedendole di riconoscere in quei volti, alcuni segnati dagli anni, un segno della perenne attesa di Dio.

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