Milan-Como a Perth, il capitano Maignan non trattiene le critiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mike Maignan, durante la conferenza stampa in vista dell'impegno con la nazionale francese, ha espresso con franchezza il suo disappunto riguardo alla possibilità che la partita di Serie A tra Milan e Como venga disputata a Perth, in Australia. Il portiere e capitano rossonero, intervenendo su una questione che ha già sollevato polemiche, si è detto "totalmente d'accordo" con le precedenti dichiarazioni del collega Adrien Rabiot, definendo la situazione di difficile comprensione. "Non capisco perché giochiamo all'estero", ha affermato Maignan, sottolineando come, a suo avviso, si tenda oggi a dimenticare alcuni valori fondamentali del calcio, privilegiando prevalentemente l'aspetto finanziario. La sua perplessità è accentuata dal fatto che, trattandosi di una gara interna del campionato italiano, il Milan, nel caso specifico, vedrebbe addirittura compromesso il proprio fattore campo, perdendo di fatto una partita casalinga in un momento della stagione dove ogni punto è cruciale per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi.
Le ragioni del Como: solidità e proiezione internazionale
Dall'altra parte, il Como ha invece diffuso un comunicato ufficiale per spiegare le motivazioni che stanno dietro a una scelta tanto discussa. Il club, che fa riferimento al proprietario Hartono, ha ammesso senza giri di parole che il viaggio transoceanico rappresenta "un sacrificio" sotto diversi punti di vista, soprattutto per quanto concerne la comodità e le consuete abitudini della squadra. Tuttavia, la società lariana ha posto l'accento su quella che definisce una "missione comune", finalizzata a riportare la Serie A al centro della scena calcistica mondiale e, non da ultimo, a garantire una maggiore solidità finanziaria per tutti i club che compongono il campionato. Una visione di lungo periodo, quindi, che giustificherebbe il disagio immediato.
L'invito ai tifosi e il contesto delle polemiche
In un gesto che sembra voler stemperare le tensioni e coinvolgere la propria base sociale, il Como ha annunciato l'intenzione di invitare cinquanta tifosi a seguire la squadra in Australia per assistere all'incontro, un modo forse per umanizzare un trasferimento che appare ai più come una mera operazione commerciale. L'intera operazione, comunque, è ancora in attesa del via libera formale da parte della Fifa, un passaggio burocratico ma essenziale per sancire definitivamente la trasferta. Le critiche, d'altro canto, non si sono fatte attendere e hanno trovato un portavoce d'eccezione proprio in Maignan, il quale ha ribadito come certe decisioni, sebbene probabilmente dettate da accordi economici per la visibilità del torneo, "superino" la comprensione dei calciatori stessi.
Una frattura tra logiche sportive e strategie di mercato
La disputa sul Milan-Como a Perth mette in luce una frattura sempre più evidente nel calcio moderno, dove le esigenze sportive e l'identità delle competizioni nazionali si scontrano con le strategie di internazionalizzazione e di ampliamento dei ricavi. Da un lato, un giocatore come Maignan rivendica la centralità del campo e la sacralità del campionato, lamentando una deriva che sembra dimenticare l'essenza stessa dello sport; dall'altro, un club come il Como, pur riconoscendo i sacrifici imposti, difende la scelta in nome di un bene superiore, la solidità del sistema-Serie A, la cui necessità di competere a livello globale richiederebbe, a suo dire, iniziative apparentemente estreme.




