Adani e Zazzaroni sul Milan-Como a Perth: uno schiaffo alla gente del calcio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La decisione di disputare l’incontro di Serie A tra Milan e Como a Perth, in Australia, nel weekend del 6-8 febbraio 2026, continua a sollevare un vespaio di polemiche che investe il cuore stesso del rapporto tra lo sport e il suo pubblico. La partita, resa necessaria dall’indisponibilità di San Siro a causa della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, rappresenta un precedente storico per il campionato italiano, il quale, spinto da logiche puramente economiche, varca i confini nazionali con un’operazione che molti giudicano discutibile. Lele Adani, attraverso i suoi profili social, ha definito la scelta “la più grave mancanza di rispetto verso la più importante componente del calcio, la gente”, sottolineando la contraddizione insita nel proclamare che il calcio appartenga alla gente per poi spostare un derby lombardo a 13.700 chilometri di distanza, con un fuso orario proibitivo e costi di trasferimento esorbitanti per i tifosi.

Le reazioni e il paragone con il cinema

A fare eco a queste considerazioni, seppur con un tono diverso, è intervenuto Ivan Zazzaroni sulle colonne del Corriere dello Sport, il quale ha immaginato una sorta di scenografia paradossale per descrivere l’evento. “Mi sono fatto un film”, ha esordito, dipingendo un quadro in cui le squadre, subito dopo il fischio finale a Perth, si imbarcano per il rientro in Italia. La sua riflessione, che evita un giudizio esplicito ma lascia trapelare un certo scetticismo, si inserisce in un dibattito più ampio sulla direzione che lo sport sta intraprendendo. A completare il quadro, un editoriale ha paragonato la situazione attuale a una celebre scena di un western in cui Terence Hill colpisce a più riprese un pistolero sbalordito, metafora di uno spettatore che, come l’abbonato del Milan privato della partita in casa, riceve “schiaffi da tutte le parti”.

Le implicazioni per il tifoso

Al di là delle reazioni, che sono state piuttosto vivaci, il nodo centrale della questione rimane l’accessibilità all’evento per il tifoso comune. L’enorme distanza geografica e il conseguente aggravio di spese per chi volesse assistere alla gara dal vivo pongono seri interrogativi su chi siano i veri destinatari di queste operazioni di internazionalizzazione. Se da un lato si persegue l’obiettivo di allargare il bacino d’utenza e di incrementare i ricavi, dall’altro si rischia di alienare una parte fondamentale dell’ecosistema calcistico: il pubblico locale, quello che sostiene le squadra settimana dopo settimana. L’immagine del canguro che salta fino in Australia, utilizzata per descrivere la partita che “sfugge” ai suoi sostenitori, rende bene l’idea di una frattura tra il palcoscenico sportivo e la sua platea tradizionale.

Un precedente per il futuro

L’incontro di Perth, pertanto, non sarà ricordato soltanto per il suo esito sportivo, ma anche e soprattutto per il dibattito che ha generato riguardo all’anima del calcio moderno. La scelta, ormai ufficiale, funge da caso di studio per valutare il bilanciamento tra gli interessi commerciali globali e le esigenze dei tifosi, i quali costituiscono, come ricordato da più parti, la colonna portante di questo sport. L’evento, che resterà nella storia del calcio italiano indipendentemente dal risultato finale, segna un punto di non ritorno e costringe a una riflessione profonda sulle priorità del sistema, mentre il fischio d’inizio, sebbene manchino ancora diversi mesi, risuona già come un campanello d’allarme per una certa idea di tradizione e appartenenza.

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