Hokusai a Roma, la grande onda che travolse l’Occidente
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un’immagine, nella storia dell’arte, che ha saputo racchiudere in sé l’intero immaginario di un popolo e, al contempo, rivoluzionare quello di un altro continente: è la “Grande onda di Kanagawa” di Katsushika Hokusai. Quel mare in tempesta, dove la schiuma sembra trasformarsi in artigli pronti a ghermire le fragili imbarcazioni, mentre il monte Fuji sullo sfondo osserva imperturbabile, rappresenta molto più di una semplice stampa xilografica. È un manifesto visivo, un punto di svolta che segna l’incontro – talvolta conflittuale, talvolta armonioso – tra la calma orientale e la violenza espressiva che l’Occidente stava imparando a decifrare. Ed è proprio intorno a questo capolavoro che ruota la grande mostra inaugurata ieri a Roma, destinata a diventare uno degli appuntamenti culturali più significativi di questa stagione.
Palazzo Bonaparte ospita la retrospettiva più ampia mai realizzata in Italia
A partire dal 27 marzo, le sale di Palazzo Bonaparte – affacciate su piazza Venezia – si trasformano in una porta verso il Giappone del periodo Edo (1603-1868). L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 29 giugno 2026, riunisce oltre duecento lavori provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, un’istituzione che vanta una delle collezioni europee più preziose di arte giapponese e che per l’occasione ha concesso un prestito eccezionale, presentando per la prima volta in Italia una monografica di così ampio respiro dedicata al maestro. Non si tratta, va detto, di una semplice antologia dei suoi pezzi più celebri: il percorso espositivo intende attraversare l’intera parabola creativa dell’artista, mettendo in relazione le opere legate alla tradizione, come le celebri *Cinquantatré stazioni del Tōkaidō*, con quelle che segnarono una svolta rivoluzionaria per la grafica mondiale, prima fra tutte la serie delle *Trentasei vedute del Monte Fuji*.
L’ukiyo-e, il “Mondo fluttuante” e l’influenza sull’arte occidentale
Hokusai, protagonista indiscusso della stagione artistica che portò alla massima fioritura la cultura dell’ukiyo-e – l’arte del “Mondo fluttuante” –, fu pittore e incisore instancabile. La sua capacità di sintetizzare il movimento, di trasformare la natura in energia pura e di conferire una modernità sorprendente a scene di vita quotidiana, lo hanno reso una figura chiave per la cultura visiva universale. Fu lui, più di ogni altro, a fungere da ponte tra Oriente e Occidente: le sue stampe arrivarono in Europa a metà dell’Ottocento, travolgendone le convenzioni accademiche. Impressionisti come Monet, post-impressionisti come Van Gogh e persino compositori come Debussy ne rimasero folgorati, assorbendo quelle prospettive ardite, quei tagli asimmetrici e quell’uso audace dello spazio vuoto che avrebbero definito le nuove visioni della modernità. In un certo senso, se oggi parliamo di manga e di influenza pop giapponese, gran parte del merito (o della responsabilità) va ricondotta a quell’onda anomala che Hokusai scatenò sull’immaginario occidentale.
Un percorso immersivo tra capolavori, oggetti rari e cultura materiale
Oltre alle xilografie – tra cui spicca ovviamente la *Grande Onda* insieme ad altre vedute del Fuji e ai celebri *Manga* (gli album di disegni che hanno dato il nome a un fenomeno culturale globale) –, la mostra allestita a Palazzo Bonaparte arricchisce il racconto con un cospicuo nucleo di pezzi unici. Libri rarissimi, laccature pregiate, smalti cloisonné, armature, elmi e spade si affiancano a strumenti musicali classici e a costumi tradizionali come kimono, giacche haori e fasce obi. Questi oggetti non sono semplici “sfondi” decorativi; creano piuttosto un dialogo continuo tra l’arte del maestro e la quotidianità, la spiritualità e l’artigianato di un Giappone che, attraverso la lente di Hokusai, appare straordinariamente attuale.
L’evento, che rappresenta l’appuntamento culturale di punta per celebrare i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, è stato promosso con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, e realizzato in collaborazione con Arthemisia. Con l’apertura di queste due importanti sedi espositive – a Roma e, fino al 6 aprile, a Bologna con la mostra “Graphic Japan” – il pubblico italiano ha insomma l’occasione rara di confrontarsi non solo con il mito di Hokusai, ma con l’intera evoluzione della grafica giapponese, dalla classicità del periodo Edo fino alle sue propaggini nella cultura contemporanea.
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