Hokusai sbarca a Roma con duecento opere, tra cui la mitica “Grande onda”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ci sono immagini che, una volta viste, imprimono una traccia indelebile nella memoria collettiva, diventando icone che trascendono tempo e geografia. Una di queste è senza dubbio «La grande onda di Kanagawa», la potente xilografia del 1831 in cui la furia dell'oceano, cristallizzata in un artiglio di schiuma che si avventa su fragili barche, dialoga con la silente immobilità del Monte Fuji. Quell’opera, che ha influenzato profondamente l’arte occidentale a partire dalla fine del XIX secolo, sarà uno dei capisaldi di una mostra monumentale che, dal 27 marzo 2026, porterà a Palazzo Bonaparte a Roma circa duecento lavori di Katsushika Hokusai, in quella che si annuncia come la più completa retrospettiva italiana mai dedicata al genio giapponese. L’evento, presentato in un convegno alla Camera dei Deputati, giunge a celebrare il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, offrendo una rara opportunità di approfondire l’universo di un artista che seppe rinnovare radicalmente i canoni estetici del suo tempo.
Il maestro del “Mondo fluttuante”
Katsushika Hokusai, scomparso nel 1849 all’età di quasi novant’anni, è universalmente riconosciuto come il più significativo esponente dell’ukiyo-e, quel “Mondo fluttuante” che caratterizzò culturalmente il periodo Edo, durato dal 1603 al 1868. La sua produzione, sterminata e versatile, non si limitò alle celebri stampe policrome, ma abbracciò anche dipinti, disegni e manuali tecnici, esplorando con uguale maestria paesaggi, ritratti di attori kabuki, scene di vita quotidiana e illustrazioni di poesia. La mostra romana, attraverso un percorso articolato, mira a restituire la complessità di questo percorso artistico, che seppe attingere alla tradizione pittorica giapponese e cinese per poi superarla, creando un linguaggio visivo originale e di potente immediatezza, il quale, giunto in Europa, affascinò artisti del calibro di Monet, Van Gogh e Klimt.
Oltre l’icona: le “Trentasei vedute del Monte Fuji”
Sebbene «La grande onda» rischi spesso di oscurare il resto della sua opera, il corpus di Hokusai è un tesoro di inesauribile ricchezza. Cuore della produzione più matura dell’artista è la serie delle «Trentasei vedute del Monte Fuji», alla quale l’opera più famosa appartiene. In queste stampe, il vulcano sacro non è mai il semplice soggetto passivo di una veduta, bensì un elemento strutturale e filosofico che interagisce con l’ambiente circostante – siano esse attività umane, fenomeni atmosferici o giochi di prospettiva – in un dialogo costante tra l’eterno e il transitorio. La mostra a Palazzo Bonaparte presenterà molti di questi lavori, permettendo di apprezzare la varietà di soluzioni compositive e la profondità concettuale con cui Hokusai affrontò il tema, spingendo la xilografia a risultati di assoluta eccellenza tecnica ed espressiva.
Un patrimonio culturale in viaggio
L’organizzazione di un evento di tale portata richiede anni di preparazione e una fitta rete di collaborazioni internazionali, necessarie per riunire opere conservate in musei e collezioni private di diversi continenti. Ciascuna di queste opere racconta una storia, non solo per il soggetto che ritrae, ma anche per il viaggio che ha compiuto attraverso i secoli, influenzando generazioni di artisti e contribuendo a formare in Occidente l’immagine del Giappone. Portare a Roma duecento di questi capolavori significa quindi costruire un ponte culturale di straordinaria ampiezza, offrendo al pubblico la possibilità di comprendere appieno la portata rivoluzionaria di Hokusai, il quale, con il suo sguardo insieme realistico e visionario, seppe catturare l’essenza di una natura grandiosa e, al contempo, descrivere con affetto le piccole cose della vita quotidiana.
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