Il no di Crosetto a Sigonella, quarant’anni dopo quel braccio di ferro tra Craxi e Reagan
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Redazione Interno
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Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, la base aerea di Sigonella è tornata al centro di una vicenda che richiama alla memoria la pagina più celebre – e più tesa – dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. È stato il Capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, a informare il ministro Guido Crosetto che alcuni assetti aerei statunitensi erano già in volo, con un piano che prevedeva l’atterraggio nella struttura siciliana, un hub strategico per le operazioni Nato nel Mediterraneo e in Medio Oriente, per poi proseguire verso il teatro di guerra. Nessuna autorizzazione era stata preventivamente richiesta ai vertici militari italiani, né tantomeno al governo; una circostanza, quest’ultima, che ha innescato una procedura tanto rapida quanto, nelle intenzioni dell’esecutivo, improntata al rigore formale.
Il diniego in ottemperanza agli accordi, con un occhio a Palazzo
La valutazione tecnica, condotta dallo stesso ministro Crosetto insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che è stata avvertita nel cuore della notte –, ha stabilito che i velivoli in questione non rientravano nella categoria dei voli logistici o di routine disciplinati dai trattati bilaterali che dal 1954 regolano la presenza militare americana sul territorio italiano. Di conseguenza, il governo ha negato l’autorizzazione, comunicando immediatamente la decisione al comando statunitense e informando il Consigliere militare del presidente della Repubblica, il generale Gianni Candotti. Palazzo Chigi ha poi ribadito, con una nota ufficiale, che l’Italia agisce “nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere”, precisando che ogni richiesta di utilizzo delle basi viene esaminata “caso per caso” e che non si registrano “criticità né frizioni” con gli alleati.
È un gesto che, per il luogo in cui si consuma – quella “portaerei del Mediterraneo” dove convergono droni da sorveglianza e pattugliatori marittimi –, evoca inevitabilmente l’ombra di un precedente storico destinato a non essere dimenticato. Si tratta, ovviamente, della crisi dell’ottobre 1985, quando nella notte tra il 10 e l’11 di quel mese un aereo civile egiziano con a bordo i dirottatori palestinesi della nave da crociera Achille Lauro fu intercettato da caccia americani decollati da una portaerei e costretto a fermarsi proprio a Sigonella. Fu l’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, a opporsi con fermezza alla consegna dei terroristi alla Delta Force, rivendicando la giurisdizione italiana su un fatto avvenuto a bordo di una nave battente bandiera italiana e dando ordine ai carabinieri di circondare l’aereo per impedirne la presa da parte delle forze speciali statunitensi.
Un atto dovuto o una scelta politica? La partita sulle basi approda in aula
A quarant’anni di distanza, la sostanza dell’azione compiuta dal governo Meloni appare diversa nel merito e nelle proporzioni, ma simile nella sostanza simbolica: un diniego opposto alla prima potenza militare mondiale in nome del rispetto delle regole e della sovranità nazionale. L’esecutivo, attraverso le parole del ministro Crosetto, ha tenuto a sottolineare su più fronti che non esiste alcuna intenzione di modificare lo status quo, specificando che le basi restano attive e che la cooperazione con gli Stati Uniti rimane “solida e improntata a una piena e leale collaborazione”. Una precisazione, quest’ultima, che arriva in un clima politico reso incandescente dalla sconfitta referendaria di poche settimane fa, nella quale l’opposizione ha letto – almeno in parte – il malcontento per un esecutivo accusato di remissività nei confronti dell’amico americano Donald Trump, tornato alla Casa Bianca.
Proprio il tema dell’utilizzo delle basi militari italiane da parte delle forze armate statunitensi è destinato a diventare oggetto di un confronto parlamentare. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha infatti comunicato al presidente della Camera Lorenzo Fontana la disponibilità del ministro della Difesa Guido Crosetto a riferire in Aula, dando così seguito alla richiesta presentata da diversi gruppi sia di maggioranza che di opposizione. L’informativa, che riguarda l’impiego delle infrastrutture presenti sul territorio nazionale nel quadro della cooperazione bilaterale, è stata calendarizzata per martedì 7 aprile. Sarà quella la sede in cui il governo dovrà fornire una ricostruzione dettagliata non solo dell’episodio appena trascorso, ma dell’intero quadro di riferimento entro cui si muovono le alleanze strategiche del Paese, nel delicato equilibrio tra obblighi internazionali e autonomia decisionale.




