Edison sostituisce il Gnl del Qatar con quello Usa e rassicura sui prezzi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La guerra nel Golfo Persico, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz e i danni agli impianti di liquefazione di Ras Laffan, ha messo in seria difficoltà le importazioni energetiche italiane, creando un vuoto che, almeno per il gruppo guidato da Nicola Monti, viene già colmato dal gas «made in Usa». Edison, che detiene il maggiore contratto di fornitura con QatarEnergy, ha comunicato di aver sostituito gran parte dei dieci carichi – per un totale di circa 1,4 miliardi di metri cubi – che Doha non potrà consegnare tra aprile e metà giugno a causa della dichiarazione di forza maggiore, un’interruzione che l’azienda stessa ritraduce in numeri concreti: sette navi sono già state rimpiazzate, portando in Italia oltre 900 milioni di metri cubi di gas naturale liquefatto proveniente principalmente dagli Stati Uniti.

Non si tratta solo di una toppa tamponare l’emergenza, ma di una strategia che rivela quanto la geopolitica influenzi i flussi commerciali: mentre le tensioni tra Roma e Washington restano confinate al piano politico, il mercato sceglie la via più pragmatica. Lo ha spiegato l’amministratore delegato Nicola Monti in una conference call con i giornalisti, sottolineando come la flessibilità del gruppo – capace di attingere al mercato spot grazie a una solida capacità di rigassificazione nei terminali di Rovigo e Piombino – abbia permesso di assorbire lo choc senza ripercussioni immediate sui clienti finali. «Oggi non vediamo una criticità dalla mancata fornitura di QatarEnergy», ha dichiarato Monti, aggiungendo che, sebbene il mercato sia teso, siamo ben lontani dai picchi del 2022.

L’accordo con Venture Global e la diversificazione delle fonti

A rendere possibile questa rapida inversione di rotta è anche la recente pace fatta con l’americana Venture Global, una vicenda che sa di beffa e di provvidenza allo stesso tempo. Dopo anni di arbitrato per le forniture ritardate dal terminale di Calcasieu Pass in Louisiana, la controversia si è risolta proprio alla vigilia della crisi, permettendo a Edison di ottenere carichi extra che saranno cruciali nei prossimi mesi. Il primo di questi, atteso per il 2 maggio proprio a Rovigo, rappresenta un tassello fondamentale di un mosaico che l’azienda sta costruendo con pazienza, attingendo anche da Algeria, Libia e Azerbaijan. È questa la dimostrazione pratica di quanto la diversificazione geografica degli approvvigionamenti, un mantra ripetuto spesso a vuoto, possa rivelarsi un salvagente quando la diplomazia cede il passo ai missili.

L’incognita del lungo termine e il ruolo di Doha

Tuttavia, la sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che la data di metà giugno possa essere solo un primo, ottimistico traguardo. Fabio Dubini, executive vice president di Edison, ha ammesso che è «ragionevole aspettarsi che la forza maggiore venga estesa oltre metà giugno», considerato che i danni agli impianti qatarini potrebbero richiedere fino a cinque anni per essere completamente riparati. In questo scenario, Edison non resta a guardare: l’azienda conta sulla lealtà del fornitore storico – «QatarEnergy è stato affidabile per 15 anni e ha dichiarato la volontà di continuare a farlo» – e sta già valutando come redistribuire il peso del taglio produttivo del 17% su tutti i clienti, evitando che il buco ricada interamente sulle spalle del principale importatore italiano.

Prezzi sotto controllo, nessun effetto sulle bollette

Sul fronte delle quotazioni, che resta il vero tallone d’Achille della vicenda, il gruppo di Foro Bonaparte ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi allarme speculativo. Se è vero che comprare sul mercato spot per sostituire forniture di lungo termine ha un costo più alto, è altrettanto vero che la situazione attuale non è paragonabile alla crisi ucraina del 2022. Monti ha escluso impatti sui clienti finali, rassicurando che la capacità del portafoglio Edison è sufficiente a garantire le forniture regolari, anche nell’eventualità che la crisi mediorientale si protragga. Mentre il petrolio oscilla sotto i 100 dollari e il gas scende intorno ai 41 euro al Megawattora, l’Italia sembra aver scampato per ora il pericolo di una nuova, devastante ondata di rincari, grazie a sette navi partite dagli States e a un’intesa nata da una vecchia lite.

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