Il gas del Qatar salta per la guerra, gli Stati Uniti pronti a rifornire il rigassificatore di Porto Viro
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Redazione Economia
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L’ultima nave carica di gas naturale liquefatto (GNL) partita dagli impianti di Ras Laffan, in Qatar, ha attraccato al terminale offshore di Porto Viro il 30 marzo scorso; da quella data, complice l’escalation bellica in Medio Oriente e i conseguenti bombardamenti iraniani che hanno messo fuori uso parte delle infrastrutture energetiche del Golfo Persico, le forniture si sono fermate. Una interruzione che, se da un lato ha gettato nello scompiglio i mercati energetici europei, dall’altro sta trovando una soluzione concreta grazie a una rapida riconversione delle rotte commerciali: fino a giugno, a tamponare il vuoto lasciato dalle navi qatariote al largo delle coste polesane sarà il gas statunitense. La rassicurazione – che arriva direttamente da Edison, la società titolare del contratto di rigassificazione con la piattaforma Adriatic Lng – disegna uno scenario inedito per l’infrastruttura, controllata per il 70% dal fondo olandese Vtti e per il restante 30% da Snam.
La «forza maggiore» qatariota colpisce Italia e Belgio
Le conseguenze degli attacchi missilistici lanciati dall’Iran contro il complesso industriale di Ras Laffan si sono rivelate più profonde del previsto. Il colosso energetico QatarEnergy, che gestisce uno dei più grandi impianti di liquefazione al mondo, ha dovuto dichiarare ufficialmente lo stato di «forza maggiore», una clausola contrattuale che solleva il fornitore dagli obblighi di consegna in caso di eventi eccezionali e imprevedibili. Inizialmente limitata alle spedizioni previste per tutto il mese di aprile, la scorsa settimana la comunicazione è stata estesa ad almeno altri dieci carichi attesi fino a metà giugno, colpendo in particolare i mercati italiano e belga. Secondo i dati raccolti, il Qatar nel 2025 ha coperto circa il 12% del consumo nazionale di gas, mentre in ambito comunitario la sua quota si attestava intorno al 9%; una fetta non maggioritaria ma certamente strategica, che ora richiede un’immediata operazione di sostituzione per evitare tensioni sul mercato interno.
Edison guarda al Texas e al nuovo impianto Golden Pass
La controffensiva logistica, orchestrata da Edison in qualità di maggiore importatore italiano, si basa su un’intesa che sfrutta a pieno la geopolitica degli idrocarburi. Le spedizioni che non potranno più arrivare dal Golfo Persico saranno rimpiazzate da carichi in partenza dagli Stati Uniti, e in particolare dal nuovissimo impianto Golden Pass LNG situato in Texas. Quest’ultimo rappresenta un nodo infrastrutturale di rilievo non solo per la sua capacità produttiva, ma anche per la sua compagine societaria: si tratta infatti di una joint venture proprio tra la stessa QatarEnergy (che detiene una partecipazione) e il colosso americano Exxon Mobil. L’ironia della situazione, per così dire, vede dunque il gas qatariota, bloccato a casa per i danni di guerra, venire sostituito dal gas prodotto da una fabbrica di cui lo stesso Qatar è comproprietario. Le prime navi cisterna sono attese al terminal di Porto Viro a partire dal mese di giugno, segnando una nuova fase nei flussi energetici tra Stati Uniti e Italia.
L’impatto degli attacchi a Ras Laffan e le prospettive di riparazione
Per comprendere la portata della dichiarazione di «force majeure» è necessario valutare l’entità dei danni riportati dalle strutture qatariote. I raid iraniani, parte del più ampio conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele contro Teheran, hanno centrato in pieno due delle quattordici linee di liquefazione (i cosiddetti “trains”) del sito di Ras Laffan, riducendo di fatto la capacità esportativa del paese del 17% dall’oggi al domani. Le due linee danneggiate, note come train 4 e train 6, rappresentavano un volume annuo di produzione pari a 12,8 milioni di tonnellate di GNL; una perdita secca che, secondo le stime fornite dallo stesso amministratore delegato di QatarEnergy, costerà all’azienda circa 20 miliardi di dollari di mancati ricavi all’anno. I tempi tecnici per ripristinare la piena operatività, a causa della complessità degli impianti danneggiati, si aggirano tra i tre e i cinque anni: un arco temporale lungo che costringerà Doha a rinegoziare molti dei suoi impegni contrattuali a lungo termine.
La piattaforma di Porto Viro e il ruolo di Snam nel 2026
Nonostante lo stop forzato delle consegne, il rigassificatore di Porto Viro continua a dimostrare la sua centralità strategica per la rete energetica italiana. Nei primi mesi del 2026, prima dell’interruzione, erano già stati scaricati alla piattaforma 1,6 miliardi di metri cubi di gas, contribuendo a riempire gli stoccaggi in un momento di prezzi volatili. L’infrastruttura, che negli anni ha gestito flussi provenienti non solo dal Golfo ma anche dal Nord Africa e dalle Americhe, ha una capacità di rigassificazione che dovrebbe raggiungere i 9,5 miliardi di metri cubi all’anno nel corso del 2026, dopo i recenti lavori di potenziamento. L’arrivo del gas texano a giugno, pertanto, non rappresenta solo una toppa tampone per un’emergenza, ma il consolidamento di una rotta atlantica che, con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, potrebbe ricevere ulteriori impulsi politici ed economici, ridisegnando le vecchie alleanze energetiche.
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