Il giorno in cui Cuesta smise di essere un filosofo: il Parma trova la salvezza (e la concretezza) nel nome di Elphege
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Redazione Sport
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Al Tardini, dove il tempo sembra spesso sospeso tra la nostalgia di un passato glorioso e l’ansia di un presente precario, si è consumato l’atto finale di una sopravvivenza. Il Parma ha battuto il Pisa 1-0, e quel punteggio, tanto stretto quanto pesante, vale l’aritmetica salvezza in Serie A. Se da un lato i ducali possono finalmente sciogliere le tensioni di una stagione vissuta sul filo, dall’altro i toscani, con i loro 18 punti inchiodati in classifica, incassano la quinta sconfitta consecutiva avvicinandosi pericolosamente all’abisso della B, sebbene la matematica non sia ancora del tutto avversa.
Due pali e un’amnesia sotto porta: il Pisa si mangia il sogno
La cronaca di un’impresa, per chi vince, si racconta spesso partendo dagli errori altrui. La prima frazione di gara, lo si dice senza timore di smentita, è stata un monologo nerazzurro sterile quanto frustrante. Filip Stojilković, attaccante svizzero di 26 anni, ha avuto il match point sul palmo della mano: lanciato a tu per tu con Zion Suzuki, il portiere giapponese del Parma, ha calciato sul palo un rigore in movimento, l’istante in cui un attaccante dovrebbe esprimere la sua freddezza. È il quarto match consecutivo – una statistica che grida vendetta – in cui il Pisa fallisce una di quelle reti che i giornali definiscono "semplice-facile", presentandosi solo davanti al portiere e trovando il modo di sbagliare. Prima era stato Tramoni contro il Torino, poi Højholt a Roma, quindi Angori col Genoa; questa volta, l’onta è ricaduta sullo svizzero. Un paio di legni colpiti, tra l’altro con Akinsanmiro, e un’azione continuamente imprecisa hanno trasformato il dominio territoriale in un boomerang.
La metamorfosi di Cuesta: "Qui sono diventato un allenatore"
A spezzare l’incantesimo ci ha pensato Carlos Cuesta. Lo spagnolo, il cui futuro è oggetto di corteggiamenti mancati o presunti, ha liquidato le domande con la secchezza di chi sa che oggi non è il giorno dei bilanci. "Non voglio parlare del mio futuro", ha tagliato corto in sala stampa. "Non c'è niente da dire e io sono un uomo del presente". Eppure, nelle sue parole, trasuda la consapevolezza di una maturazione forzata. "Io qui ho fatto la mia prima conferenza stampa e sono diventato un allenatore". Cuesta, che alcuni addetti ai lavori liquidavano come un "filosofo" più intento a discettare di calcio che a vincerlo, ha costruito la salvezza sulla resilienza, ammettendo di aver fatto "mille errori" ma di averli assorbiti come parte del mestiere. L’idea che la paura e il dubbio facciano parte del gioco, ha detto, è stata la sua vera scuola. La sua vittoria nel confronto generazionale con lo svedese Hiljemark, altro giovane tecnico in panchina, è stata tutta nella cinica gestione del finale.
Ndiaye muro, Elphege spada: la difesa che regge l’urto
Se Cuesta è la mente, il terzetto difensivo ne è stato il braccio armato. Tornato titolare dopo settimane di stop e panchina, il senegalese Ndiaye ha meritato la sufficienza piena (7,5 per chi volesse dargli un numero) giocando con un’attenzione maniacale, spegnendo sul nascere le folate avversarie senza mai una sbavatura. Accanto a lui, una retroguardia attenta ha limitato i danni in un primo tempo di grande sofferenza. Ma il momento clou, come spesso accade nelle storie di salvezza, porta la firma di chi sta dall’altra parte. Nesta Elphege, subentrato nella ripresa, si è avventato su un cross deviato di Sorensen nel cuore dell’area di rigore, controllando e girando alle spalle di Semper. È il secondo gol consecutivo per il francese, che sta scoprendo una vena realizzatrice insospettabile proprio nel momento più caldo della stagione. Una rete sporca, da area di rigore, che vale l’intera posta in palio e che cancella le scorie di un primo tempo in cui il Parma era sembrato troppo timido, quasi timoroso di osare.
Il presente che scrive la storia e l'incubo che non passa per il Pisa
Per il Pisa, invece, la musica è la solita, triste litania. "Poi come sempre il gol degli altri", recita il ritornello amaro di una tifoseria stremata. I dati parlano chiaro: nove sconfitte nelle ultime undici partite, un tonfo verticale che nessuno aveva previsto. L’illusione di una salvezza tranquilla è svanita tra i pali colpiti e le ripartenze mal gestite. Oltre al danno delle occasioni sprecate, per i toscani c’è la beffa di vedere il Lecce, diretto concorrente, fermato sullo 0-0 a Verona: un’occasione sprecata per accorciare, un’ancora di salvezza gettata in mare ma afferrata male. La resa dei conti è rinviata, ma lo scenario è ormai delineato. Il Parma, dal canto suo, festeggia il secondo successo di fila dopo un periodo buio, trovando nella solidità ritrovata e nelle giocate del suo nuovo attaccante le chiavi per svoltare. L’obiettivo minimo, centrato con largo anticipo (mancano quattro turni), è già stato timbrato. Ora, per Cuesta, si tratta solo di non rovinare la festa, consapevole che la sua prima, vera, grande prova da allenatore è stata brillantemente superata.




