Milano in bilico tra primato e paura, mentre Bari e Reggio scalano la classifica della vita
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Redazione Interno
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Milano si riconferma, secondo l’indagine di Italia Oggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, al vertice nazionale per la qualità della vita, un primato che, però, sconta una vulnerabilità profonda e percepita, collocando il capoluogo lombardo all’ultimo posto per livello di sicurezza tra le grandi città italiane. Una contraddizione, questa, che la regista Andrée Ruth Shammah ha sperimentato direttamente in una delle sue passeggiate, quando, alla fine di gennaio 2024, in una zona centralissima ma deserta come quella delle Cinque Vie, vicino a Cordusio, ha subito un'aggressione. “Fino a quel giorno, Milano mi sembrava molto sicura – ha premesso – ma quel giorno, camminando in una zona in pieno centro, ma vuota, mi sono spaventata, perché ad un tratto mi sono trovata le mani di una persona al collo”. Un episodio di cronaca nera, che ha portato all’arresto di due giovani e che la regista ricorda come uno choc, sottolineando come, nonostante la ricchezza d’iniziative, certe aree della metropoli generino ora un senso d’insicurezza.
L'ascesa del sud e i parametri del benessere
Mentre Milano naviga in questo dualismo, il quadro nazionale disegnato dalla ventisettesima edizione dello studio rivela dinamiche significative in altre regioni, con Bari che, nella sua veste di capoluogo metropolitano, compie un balzo in avanti di cinque posizioni. Sebbene le province più avanzate del Nord Italia restino lontane, i segnali di progresso nell’area pugliese, specialmente negli ambiti della sicurezza sociale, del lavoro e della popolazione in ripresa, se non bastano a colmare il divario con il resto del paese, che è ancora in affanno, sono sufficienti per farle guadagnare l’appellativo informale di “regina del Sud”. Un miglioramento che, se da un lato illumina di ottimismo, dall’altro deve fare i conti con performance meno brillanti in capitoli fondamentali come l’Ambiente e i Redditi, indicando una strada ancora lunga da percorrere per una piena affermazione.
Il rimbalzo toscano e il termometro delle classifiche
La classifica sulla qualità della vita, che funge da termometro implacabile del benessere nelle diverse province, registra anche un’impennata per un’altra area, la cui performance è stata altalenante. Il riferimento è a un territorio toscano che, dopo un arretramento nel 2024, ha guadagnato dodici posizioni, un rimbalzo in avanti che, seppur consistente, serve principalmente a recuperare il terreno perduto, lasciando il grosso della regione davanti a sé in questa particolare graduatoria. Questo movimento oscillatorio, sul quale danza la percezione del benessere collettivo, attende ora il confronto con un altro gigante del settore, la classifica sul benessere del Sole 24 Ore, il cui report di dicembre offre tradizionalmente un punto di vista differente e atteso.
Reggio Emilia: il verde premia, il lavoro frena
In questo panorama composito, spicca infine il caso di Reggio Emilia, che dopo una serie di posizioni poco fortunate in altre classifiche giornalistiche, trova ora un motivo di soddisfazione piazzandosi al decimo posto generale con 814 punti e avanzando di ben nove posizioni rispetto all’anno precedente. L’analisi dettagliata dei parametri rivela, tuttavia, un quadro fatto di luci e ombre: se da un lato gli indicatori legati al green e alla sostenibilità ambientale volano, portando la provincia verso il top della classifica, dall’altro lato il capitolo dedicato al lavoro e all'occupazione mostra performance negative, segnando un divario che frena la corsa complessiva verso i primati assoluti del benessere nazionale.




