Vertice Ue-Unione africana a Luanda, l'Europa cerca nuovi equilibri
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Redazione Esteri
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Oltre settanta capi di Stato e di governo, provenienti dalle due sponde del Mediterraneo, hanno affollato ieri la capitale angolana, Luanda, per dare il via ai lavori del settimo vertice congiunto tra Unione Europea e Unione Africana. L’incontro, che si protrarrà per due giorni, rappresenta, in parte, una continuazione dei dialoghi avviati in Sudafrica in occasione del recente G20, dimostrando quanto l’agenda internazionale sia ormai profondamente interconnessa. La prima sessione di lavoro si è concentrata, non a caso, su temi cruciali come la pace, la sicurezza e le forme di governance multilaterale, questioni che toccano da vicino gli equilibri globali. Mentre i leader discutevano nelle sale del summit, si è tenuto a margine un incontro dedicato specificamente alla situazione in Ucraina, sebbene non siano stati divulgati dettagli sulle conversazioni, che seguono i colloqui di Ginevra tra diplomatici americani e ucraini.
Un partenariato da 150 miliardi
Al centro del vertice, che celebra i venticinque anni di partenariato tra i due blocchi continentali, si è posto il cosiddetto “Global Gateway”, l’ambizioso piano d’investimenti da 150 miliardi di euro che Bruxelles intende destinare allo sviluppo africano. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, definendo le due Unioni “partner d’elezione”, ha sottolineato la reciproca necessità in un’economia globale sempre più segnata da tensioni. “Africa ed Europa”, ha affermato, “hanno più che mai bisogno l’una dell’altra”, esprimendo l’attesa dell’Ue di “cogliere nuove opportunità di lavorare insieme come vecchi amici”. Si tratta di una scommessa strategica, che mira a consolidare una relazione economica e politica di lungo periodo, andando ben oltre la logica dell’emergenza o della semplice cooperazione.
Le priorità dell'agenda di oggi
Se la giornata di ieri è stata dedicata ai grandi temi geopolitici, quella odierna affronterà questioni più direttamente legate alla vita dei cittadini, come la migrazione e la mobilità. Sono questi, del resto, i dossier che toccano con maggiore immediatezza le sensibilità delle opinioni pubbliche europee e le esigenze di sviluppo di quelle africane, creando un terreno di confronto complesso ma ineludibile. L’approccio europeo, che attraverso il Global Gateway prova a costruire un’alternativa strutturale agli investimenti di altre potenze globali, cerca di spostare il baricentro dalla gestione dei flussi alla creazione di opportunità, un compito che richiede pazienza e risorse ingenti.
Un dialogo in un mondo conflittuale
Il vertice di Luanda si colloca in un momento particolarmente delicato per gli assetti internazionali, dove le tradizionali alleanze sono sottoposte a stress e nuovi attori si affacciano sulla scena. La scelta di tenere l’incontro in Angola, un paese chiave per la stabilità regionale, non è casuale e segnala la volontà di dialogare con tutto il continente, nelle sue diverse articolazioni. L’Europa, che secondo molte analisi starebbe perdendo terreno nella sua influenza storica in Africa, prova dunque a rilanciare una partnership paritaria, sebbene il successo di questa operazione dipenderà dalla capacità di tradurre le intenzioni in progetti concreti e tangibili per le popolazioni.




