La madre di Sara Campanella scrive alla dirigente: "Vivrò solo per educare"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sara Campanella, la studentessa ventiduenne uccisa a coltellate lo scorso 31 marzo a Messina da Stefano Argentino, il ventisettenne che la perseguitava da mesi, non è solo un altro nome nella lista dei femminicidi. La sua morte, come quella di Giulia Cecchettin, ha riacceso il dibattito sulla violenza di genere, ma questa volta a parlare sono anche le parole di chi, nel dolore, cerca ancora un senso. La madre di Sara, docente in una scuola della provincia, ha scritto una lettera alla propria dirigente scolastica, chiedendo di poter entrare in ogni istituto per dedicare ciò che le resta della vita all’educazione. Un grido che è anche una missione, l’unica risposta possibile all’assurdità di una figlia strappata via mentre tornava a casa.

Intanto, emergono dettagli agghiaccianti sulle ore successive all’omicidio. Stefano Argentino, lo studente di Noto accusato del delitto, ha chiamato la madre Daniela Santoro pochi minuti dopo aver inferto a Sara cinque coltellate alla schiena e al collo, riducendola a un’agonia di pochi attimi, come confermato dall’autopsia. «Volevo salutarti perché ho intenzione di farla finita, la mia vita è un fallimento», le avrebbe detto, senza confessarle di aver appena ucciso. La donna, ignara, ha ammesso di essersi precipitata da Avola a Messina per raggiungerlo, convinta di doverlo salvare da un gesto estremo. Solo dopo, scoprendo la verità, si è presentata ai carabinieri per una dichiarazione spontanea, in cui ha ammesso di averlo aiutato senza sapere.

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