La madre di Sara Campanella: «Non aveva mai parlato di lui, era troppo fiduciosa»
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Redazione Interno
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Cetty Zaccaria, la madre di Sara Campanella, la studentessa di 22 anni uccisa a Messina lo scorso 31 marzo, non tratteneva le lacrime mentre ricordava la figlia, descrivendola come una ragazza «positiva, buona, che non vedeva il male negli altri». Parole che suonano come un’accusa indiretta verso Stefano Argentino, il collega universitario che l’ha assassinata con un coltello dopo mesi di ossessioni. «Non ci aveva mai parlato di lui – ha detto Cetty –. Nessuno sapeva della sua esistenza, figuriamoci se fossero stati insieme».
L’aggressore, secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, aveva già minacciato Sara il 3 marzo, armato dello stesso coltello usato poi per ucciderla, solo perché non aveva risposto a un messaggio inviato a gennaio. Un dettaglio che dimostra come il suo fosse un comportamento premeditato, aggravato dall’assenza di pentimento e dal tentativo di fuga, favorito – secondo le indagini – persino dalla madre. Il gip ha parlato di crudeltà, sottolineando che le modalità dell’omicidio rivelano «la volontà di infliggere sofferenze aggiuntive rispetto alla morte stessa».
Sara, che studiava medicina e sognava di specializzarsi in anatomia patologica, è diventata l’ennesima vittima di un femminicidio che riaccende il dibattito sulla necessità di interventi concreti. Cristina Ciminnisi, deputata regionale del Movimento 5 Stelle, ha ribadito che «oltre all’indignazione servono i fatti», criticando l’immobilismo delle istituzioni di fronte a un problema che affonda le radici in una cultura tossica. «Il rapporto uomo-donna è collassato a livello sociale», ha aggiunto, insistendo sull’urgenza di un’educazione che prevenga, anziché limitarsi a condannare.




