Stellantis, maxi svalutazione e cambio di rotta: la frenata sull'elettrico costa sei miliardi in Borsa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo automobilistico Stellantis ha annunciato una radicale "reimpostazione" del proprio business, operazione, quest'ultima, che si traduce in una serie di oneri straordinari per oltre ventidue miliardi di euro, e ha delineato una strategia che, di fatto, smonta parzialmente il precedente piano elettrico per puntare con maggiore decisione sui modelli tradizionali di grandi dimensioni, come i Suv e i pick-up, nel mercato statunitense. L'impatto sui listini, come era prevedibile, è stato immediato e devastante: a Piazza Affari il Titolo ha toccato picchi negativi vicini al trenta per cento, chiudendo poi la giornata con un calo superiore al venticinque, e bruciando in poche ore un valore di capitalizzazione corrispondente a circa sei miliardi di euro. Un tracollo di tale portata, che alcuni analisti non esitano a definire il più pesante della storia del colosso nato dalla fusione, superiore, nelle conseguenze finanziarie immediate, anche alle crisi legate alla pandemia e allo scandalo delle emissioni.

Il conto salato della transizione rallentata

La decisione di procedere a queste imponenti pulizie di bilancio, presentate in una nota con l’espressione “reimpostiamo il nostro business”, è la diretta conseguenza di una transizione all'elettrificazione che sta procedendo a velocità ben inferiore rispetto alle previsioni di pochi anni fa. Lo shock per il settore, stando a quanto emerso dalle analisi, si rivela addirittura più complesso da gestire di altre crisi sistemiche recenti. L'ammontare degli oneri, che include svalutazioni di attività e costi per ristrutturazioni, riflette la necessità di adeguare gli investimenti e le capacità produttive a uno scenario di mercato profondamente mutato, nel quale la domanda di veicoli a batteria non decolla ai ritmi inizialmente attesi, costringendo i costruttori a rivedere i piani. Una frenata, questa, che obbliga a riorientare le risorse.

La nuova strategia: più America e veicoli a combustione

Il cambio di rotta strategico, seppur non totale, indica una chiara priorità: consolidare la presenza e la redditività nel mercato nordamericano, dove la propensione all'acquisto di veicoli grandi e potenti rimane molto alta. Lì, i modelli con motori a benzina e diesel, in particolare i Suv e i pick-up, che rappresentano da anni una miniera di profitti per tutti i grandi gruppi, continuano a dominare le preferenze dei consumatori. La mappa degli investimenti futuri, di conseguenza, verrà ridisegnata per assecondare questa tendenza, bilanciando lo sviluppo dell'elettrico, che proseguirà ma con tempistiche probabilmente più dilatate, con il mantenimento di un'offerta competitiva nella gamma tradizionale. Una scelta dettata dalla pragmatica lettura dei numeri di vendita e dalle attuali infrastrutture di ricarica.

Il day after in Borsa e il contesto generale

La tempesta perfetta che ha colpito Stellantis si è abbattuta in una giornata di trading già caratterizzata da nervosismo per gli ingenti investimenti annunciati dai colossi tecnologici nel campo dell'intelligenza artificiale, spesa che ha riacceso tra gli operatori il timore di possibili bolle speculative. Nonostante il tonfo del costruttore automobilistico, l'indice Ftse Mib di Milano è riuscito a chiudere in debole rialzo, salvato dalle performance positive di altri titoli del listino, in un contesto europeo generalmente orientato al negativo. L'episodio, al di là delle cifre record, segna uno spartiacque per l'intera industria, dimostrando quanto la strada verso la mobilità a zero emissioni sia irta di ostacoli e costi imprevisti, capaci di mettere in seria difficoltà persino giganti di tali dimensioni.

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