Bending Spoons, debutto al Nasdaq tra record e prese di profitto. Chiusa l’Ipo a 29 dollari
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Redazione Economia
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Si è chiusa ufficialmente l'offerta pubblica iniziale di Bending Spoons, la società tecnologica italiana che ha fatto il suo ingresso al Nasdaq con un'operazione da 1,68 miliardi di dollari. Il prezzo finale dell'Ipo è stato fissato a 29 dollari per azione, al di sopra della forchetta inizialmente comunicata di 26-28 dollari, portando la valutazione della società a circa 18,4 miliardi di dollari. La raccolta, che ha visto la vendita di 57.971.
015 azioni ordinarie, ha prodotto per le casse di Bending Spoons proventi lordi per circa 953,9 milioni di dollari, al netto di sconti e commissioni, mentre il resto dell'importo è andato agli azionisti venditori che hanno colto l'occasione per monetizzare parte delle loro quote.
Un esordio da record e un primo giorno di assestamento
L'esordio sul Nasdaq, avvenuto il primo luglio, è stato folgorante per il titolo BSP, che ha chiuso la prima seduta a 40,50 dollari, registrando un balzo di quasi il 40% rispetto al prezzo di collocamento e toccando un picco intraday di oltre 43 dollari. Un'entrata in scena che ha subito proiettato la capitalizzazione di Bending Spoons oltre i 25 miliardi di dollari, un risultato notevole per la prima azienda informatica italiana nativa digitale a quotarsi tra i titoli tecnologici statunitensi.
Tuttavia, come spesso accade dopo i grandi esordi, il secondo giorno di contrattazioni ha visto il titolo correggere bruscamente, chiudendo in calo del 14%. Una flessione attribuibile principalmente a fisiologiche prese di profitto da parte degli investitori, che hanno incassato i guadagni della seduta precedente, innescando una dinamica di assestamento delle valutazioni piuttosto frequente in questi casi.
La strategia di un gigante tech "made in Italy"
La storia di Bending Spoons è quella di una crescita inarrestabile costruita su un modello di business unico nel suo genere: acquisire piattaforme digitali in difficoltà ma con un solido bacino di utenti, come AOL, Vimeo ed Evernote, per ristrutturarle in profondità, ottimizzarle e rilanciarle grazie a un massiccio intervento tecnologico.
Fondata nel 2013 da un gruppo di amici, tra cui l'amministratore delegato Luca Ferrari, la società ha saputo trasformare un fallimento iniziale in un'opportunità, mettendo a punto un motore di crescita che nel 2025 ha generato ricavi per 1,3 miliardi di dollari.
La strategia, come spiegato dallo stesso Ferrari, si basa sull'idea di "chiudere il divario" tra lo stato attuale di un'azienda acquisita e la sua versione più performante, un'operazione che richiede tempo e che ha portato a un significativo aumento dei prezzi per gli utenti, come nel caso di Evernote, e a una profonda riorganizzazione del personale, con spese per oltre 78 milioni di dollari nel 2025 per i piani di ristrutturazione.
Il futuro e il controllo saldo dei fondatori
Nonostante il contraccolpo della seconda seduta, l'operazione rappresenta una pietra miliare per il panorama tecnologico italiano ed europeo, essendo la più grande Ipo di una startup del Vecchio Continente dal 2023. La raccolta di capitale, che ha visto la partecipazione di colossi come Goldman Sachs, J.P. Morgan e Allen & Company in qualità di joint lead book-running manager, è destinata a finanziare ulteriori acquisizioni, con un elenco di potenziali bersagli che supera le mille unità.
Nel frattempo, il controllo della società rimane saldamente nelle mani dei quattro cofondatori, che, grazie a un meccanismo di azioni a voto plurimo, detengono circa l'82,7% dei diritti di voto totali, garantendo così una continuità nella gestione e nella visione strategica dell'azienda.




