Unicredit e Banco Bpm, l’Ue non archivia il caso nonostante il ritiro dell’ops

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Martedì, Unicredit ha improvvisamente fatto marcia indietro sull’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, lasciando il mercato stupito e ponendo fine a una delle operazioni più discusse nel panorama bancario italiano. La decisione, secondo fonti vicine alla banca di Piazza Gae Aulenti, sarebbe stata dettata dalle condizioni imposte dal governo attraverso il golden power, ritenute troppo stringenti per garantire il successo dell’operazione.

Se per gli investitori la vicenda sembra conclusa, Bruxelles non la pensa allo stesso modo. La Commissione europea, infatti, mantiene aperti i procedimenti avviati per valutare le implicazioni dell’intervento romano, considerato da alcuni un potenziale ostacolo alla libera circolazione dei capitali. Una questione che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, potrebbe avere ripercussioni sul modo in cui l’Italia applica le norme a difesa degli asset strategici.

Intanto, Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, ha espresso «grande soddisfazione» per l’esito della vicenda, definendo quella di Unicredit «una delle poche operazioni straordinarie non andate a buon fine». In un messaggio ai dipendenti, Castagna ha ribadito la validità del modello della banca, basato su «specializzazione, integrazione e prossimità», sottolineando come l’ops fosse, fin dall’inizio, una «non-offerta» incapace di generare valore.

Con il ritiro di Unicredit, il risiko bancario italiano cambia volto. La banca guidata da Andrea Orcel, che pure si dice intenzionata a concentrarsi sulla crescita organica, non esclude di tenere d’occhio eventuali sviluppi sul fronte Commerzbank, considerata la posizione del governo tedesco e gli interessi di Hvb, controllata dal gruppo italiano

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