La Serbia nel caos, Vucic accusa i manifestanti: "Vogliono l'anarchia"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Migliaia di persone hanno invaso le strade di Belgrado e altre città serbe, sfidando le minacce del presidente Aleksandar Vucic, che aveva preannunciato "misure severe" contro le proteste antigovernative. Senza fornire dettagli, il leader ha bollato i dimostranti come fautori di un "governo anarchico di sinistra", mentre la folla, incalzante, scandiva "Arrestate Vucic" e chiedeva la liberazione di quanti sono stati fermati negli ultimi giorni.

La tensione, che non accenna a diminuire, affonda le radici nella tragedia di nove mesi fa, quando il crollo di una tettoia alla stazione di Novi Sad causò 16 vittime. Un evento che, secondo molti, ha esposto la corruzione e l’incuria del sistema, alimentando una rabbia popolare mai sopita. La repressione, come sottolinea il politologo Viktor Stamenković, si è inasprita perché "le autorità sentono di aver perso il controllo". Paragonando la situazione a quella di Minsk, lo studioso evidenzia una svolta nel movimento di protesta, ormai radicato e sempre più determinato.

Tra gli arrestati figura anche un italiano, Alessio Laterza, residente in Serbia da tre anni, che ha denunciato "violenza inaudita" dopo essere stato fermato mentre rientrava dal cinema. La sua testimonianza, come quelle di molti altri, dipinge un clima di crescente oppressione, con la polizia schierata in assetto antisommossa a presidiare le piazze.

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