Il padre di Xbox: "Asha Sharma è lì per accompagnare il brand al suo crepuscolo"
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il terremoto che ha scosso i vertici di Microsoft Gaming, con l'addio di due figure cardine come Phil Spencer e Sarah Bond, continua a generare scosse di assestamento, e le prime interpretazioni su ciò che accadrà iniziano a delinearsi con preoccupante chiarezza. Seamus Blackley, uno degli ingegneri che negli anni Novanta lavorò al progetto della prima console, ha espresso un parere netto e senza appello in un'intervista rilasciata a GamesBeat: la nomina di Asha Sharma, dirigente con un solido pedigree nel settore dell'intelligenza artificiale ma con poca esperienza nel mondo dei videogiochi, non è un caso, né tanto meno un semplice avvicendamento manageriale. Secondo Blackley, Sharma avrebbe ricevuto il compito ben preciso di gestire quella che lui definisce una "cura palliativa" per il brand, accompagnandolo dolcemente verso il suo inevitabile tramonto. Una tesi, la sua, che si basa sull'osservazione della strategia complessiva della casa di Redmond, ormai totalmente proiettata — e questo lo si evince anche dagli ultimi report finanziari e dalle dichiarazioni del CEO Satya Nadella — verso un'integrazione massiccia dell'AI in ogni suo prodotto e servizio -1-4.
L'addio di Spencer e Bond e la svolta targata AI
Che la transizione non fosse una semplice staffetta lo si era capito dall'uscita di scena contemporanea di Phil Spencer, storico volto della divisione per quasi quattro decenni, e di Sarah Bond, da molti indicata come la sua naturale successore. La loro uscita, certificata da una nota interna di Satya Nadella riportata da Bloomberg, ha spiazzato dipendenti e addetti ai lavori, soprattutto per i tempi e le modalità -9. A raccogliere l'eredità è stata chiamata Asha Sharma, una manager che fino al giorno prima del suo insediamento guidava il gruppo CoreAI di Microsoft, con un passato da dirigente in Instacart e Meta. Un profilo, il suo, che evidentemente risponde alla nuova visione aziendale, quella di una filosofia produttiva in cui l'intelligenza artificiale generativa dovrà giocare un ruolo centrale, persino in un ambito tradizionalmente creativo e artigianale come quello dello sviluppo videoludico -5. Il timore, adesso, è che la cura dimagrante e la rincorsa all'efficienza possano portare a sacrificare l'identità stessa di Xbox.
Le voci dal fronte: malcontento e retroscena
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato le ricostruzioni giornalistiche, in particolare quelle firmate da Tom Warren per The Verge, che hanno dipinto un quadro interno all'azienda ben più torbido di quanto si potesse immaginare. Sembra, infatti, che l'uscita di Sarah Bond non sia stata accolta con rammarico da tutti all'interno dei team di Xbox. Secondo quanto riportato, alcuni dipendenti avrebbero tirato un sospiro di sollievo, considerando l'ex presidente una figura con cui era oggettivamente complesso collaborare a causa di uno stile di gestione ritenuto troppo rigido -3. Le critiche, per la verità, non si appuntavano tanto sulle sue competenze professionali, quanto sulle scelte strategiche degli ultimi tempi. La campagna "This is an Xbox", che mirava a sdoganare l'idea del gioco su qualsiasi dispositivo (smart TV, smartphone, pc) spostando l'attenzione dalla console fisica all'ecosistema, avrebbe creato più di un malumore, venendo percepita come un tradimento della piattaforma hardware che ha fatto la storia del brand. Una strategia, quella della smaterializzazione e dell'abbattimento delle barriere tra piattaforme, che ha portato a risultati deludenti sul fronte delle vendite di hardware e a una crescita stentata degli abbonamenti, decretando di fatto la fine di un'era -6-8.
L'eredità di Spencer e le nuove promesse al vetriolo
Non si può parlare di questa fase senza riconoscere il peso specifico di quanto costruito da Phil Spencer in dodici anni di regno. Fu lui, dopo il disastroso lancio di Xbox One, a ricucire il rapporto con una base di giocatori frustrata, a introdurre il programma di retrocompatibilità e a lanciare il Game Pass, un servizio in abbonamento che ha cambiato il modo di consumare i videogiochi, tanto da diventare un modello per l'intera industria. A lui si devono anche le colossali acquisizioni di ZeniMax Media e, soprattutto, di Activision Blizzard per la cifra record di quasi settanta miliardi di dollari -2. Di fronte a questi numeri, la scelta di affidare il timone a una figura esterna al settore appare ancora più stridente. La stessa Sharma, forse consapevole dello scetticismo che la circonda, ha cercato di correre subito ai ripari con una nota interna ai dipendenti in cui prometteva di "rinnovare l'impegno verso i giocatori Xbox a partire dalla console" e di non voler "inondare l'ecosistema con spazzatura senza anima generata dall'intelligenza artificiale" -2. Promesse che, però, suonano stonate se lette alla luce del curriculum della manager e della direzione impressa da Nadella. L'impressione, come sottolineato ampiamente da Blackley, è che il destino di Xbox sia ormai segnato e che il suo valore residuo, per Microsoft, sia solo quello di una pedina da sacrificare sull'altare dell'onnipresente intelligenza artificiale, in attesa di capire cosa ne sarà del mercato delle console e del gioco stesso -4-7.




