Gp d’Ungheria, Aldeguer detta il passo nel warm-up: Acosta e Bezzecchi inseguono
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Fermin Aldeguer ha messo la sua Ducati del team Gresini davanti a tutti al termine della breve sessione di warm-up che ha preceduto il Gran Premio d’Ungheria, ottavo appuntamento del mondiale di MotoGP in corso sul tracciato del Balaton Park.
Lo spagnolo, che già ieri aveva dimostrato un feeling particolare con l’asfalto ungherese ottenendo la prima fila in qualifica e un quinto posto nella Sprint, ha sfruttato al meglio i dieci minuti concessi ai piloti – gli stessi che hanno rappresentato l’ultima occasione per decidere l’assetto e la mescola da montare per la gara lunga in programma alle ore 14:00.
Il suo crono di 1’37”680, ottenuto con la scelta conservativa della doppia gomma media, è apparso particolarmente solido se confrontato con i distacchi inflitti ai diretti inseguitori, suggerendo come il pilota del team di Fausto Gresini possa rappresentare un fattore tutt’altro che trascurabile per la corsa di oggi.
La strategia gomme e i risvolti tecnici nel warm-up
Se la prestazione di Aldeguer è stata cristallina, non altrettanto si può dire per i dilemmi tecnici che questa sessione mattutina ha lasciato sul piatto. La scelta della gomma posteriore – fattore rivelatosi spesso decisivo in questo campionato – continua a spaccare la schiera dei partenti, e il warm-up non ha fugato del tutto i dubbi. Da un lato abbiamo visto piloti come Pedro Acosta (secondo a 320 millesimi) e Marc Marquez (quinto) testare la mescola soft al posteriore, proprio quella che aveva garantito a Marquez la vittoria nella Sprint del sabato.
Dall’altro, il leader del mondiale Marco Bezzecchi – terzo a 569 millesimi – ha preferito la prudenza della media, una scelta che finora gli ha sempre permesso di gestire al meglio le gare lunghe, quelle dove solitamente raccoglie i frutti migliori.
E proprio la temperatura dell’asfalto, che ieri ha raggiunto picchi critici, rappresenta la variabile più inquietante: la Michelin indica che oltre i 51 gradi il passaggio alla media diventa obbligato, ma in mattinata il termometro del circuito segnava solo 36 gradi, lasciando così uno spiraglio di utilizzabilità per la mescola più morbida.
Le cadute di Martin e Mir e l’andamento della sessione
Non sono mancati, durante questi dieci minuti di verifiche, alcuni episodi che hanno acceso il semaforo giallo nel box dei due piloti coinvolti. Jorge Martin, attualmente secondo in classifica generale a venti lunghezze proprio da Bezzecchi, è scivolato nella ghiaia alla curva 2 nel finale di sessione; lo spagnolo dell’Aprilia, che ha chiuso col sesto tempo, ha riportato la moto al box senza conseguenze fisiche, ma l’ennesima caduta – la quattordicesima da inizio stagione per lui – aggiunge un tassello preoccupante a un weekend finora altalenante.
Poco prima, anche Joan Mir era finito a terra alla curva 12, segnando la fine anticipata del warm-up per il pilota Honda. La classifica dei tempi ha visto infilarsi tra i big anche l’esuberante rookie Diogo Moreira, quarto con la Honda del team LCR, mentre tra i deludenti di giornata spicca Francesco Bagnaia, solo dodicesimo, e un Fabio Quartararo che non è andato oltre l’undicesima piazza.
I segnali dai box in vista della gara
Nonostante il sole splendente e l’aria che si fa via via più calda su questo Balaton Park, circuito che alterna lunghe accelerazioni a tratti più guidati e tecnici, la sensazione è che la direzione gara sia ancora in bilico su quale sarà lo scenario delle traiettorie. Le indicazioni raccolte nella Sprint non hanno escluso la morbida, ma il degrado per surriscaldamento – già evidente ieri quando le temperature sono schizzate – resta un nemico temibile in una gara che promette di essere una battaglia di logica oltre che di potenza.
Aldeguer ha lanciato il suo avvertimento; Bezzecchi cerca il colpo del campione che allunga sul rivale Martin; Acosta, sempre secondo ma mai vincitore nella domenica lunga, cerca l’acuto definitivo. La griglia è composta, le variabili legate all’aderenza e alla mescola sono ancora aperte, e saranno proprio i primi giri a decretare quale delle strategie – quella prudente della media o quella aggressiva della soft – pagherà il dividendo più alto.




