Silvia Salis apre a una corsa da premier: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Meloni, lo prenderei in considerazione»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è la prima volta che Silvia Salis, sindaca di Genova senza tessera di partito e approdata al comando del capoluogo ligure grazie al sostegno del cosiddetto Campo largo, pronuncia una frase del genere. Eppure, il contesto – si sa – cambia il peso specifico di ogni parola. E il contesto, oggi, è segnato da sondaggi che la dipingono come una figura capace di attrarre consensi anche al di là degli steccati tradizionali della sinistra. Così, quando l’agenzia Bloomberg – uno dei media statunitensi più influenti, non certo un organo di parte nostrano – le ha chiesto se accetterebbe di sfidare direttamente Giorgia Meloni per la poltrona di presidente del Consiglio, la risposta è arrivata netta nella sua ambiguità strategica: «Sarebbe una bugia dire che, davanti a una richiesta unitaria, non lo prenderei in considerazione».

L’intervista, pubblicata con un titolo che non lascia spazio a fraintendimenti – ‘Emerge in Italia una anti-Meloni con l’obiettivo di spodestare l’originale’ – ha subito acceso i riflettori su una figura politica che, fino a poco tempo fa, sembrava confinata ai confini amministrativi di Genova. La Salis, però, ha maneggiato con cura la dichiarazione: da un lato ha ammesso che quest’attenzione nazionale la lusinga («Non posso sottrarmi a queste domande, è una cosa interessante»), dall’altro ha escluso in modo categorico la partecipazione a eventuali primarie del centrosinistra. Un distinguo, quest’ultimo, che rivela una strategia precisa: nessuna resa al metodo democratico interno, semmai l’accettazione di una investitura dall’alto, forse plebiscitaria, certamente unitaria.

Una frase già sentita, ma ora pesa di più

Già mesi fa la sindaca di Genova aveva lasciato trapelare un’apertura simile, ma allora – raccontano alcuni osservatori di cronaca politica – nessuno le aveva prestato troppa attenzione. Oggi, invece, quei sondaggi lusinghieri di cui si diceva trasformano un’eventuale candidatura in un’ipotesi concreta, capace di scaldare gli animi degli alleati del Campo largo e di irrigidire quelli della maggioranza di governo. La Salis, dal canto suo, non ha annunciato nulla di imminente: «È chiaro che non posso ignorare questa attenzione», ha spiegato, ribadendo che non sarebbe onesto dire di non prendere in considerazione una richiesta unitaria. Una semi-apertura, insomma, che profuma di attesa e di prudenza.

La precisazione che non chiude la porta

In un passaggio successivo dell’intervista a Bloomberg, la prima cittadina del capoluogo ligure ha voluto stemperare i toni, senza però chiudere definitivamente la porta. «Se mi chiedessero di candidarmi premier contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione», ha ripetuto quasi alla lettera, come a voler fissare un messaggio. La precisazione, semmai, sta nel metodo: niente primarie, nessuna competizione interna. Una posizione che, di fatto, la pone al di fuori delle logiche tradizionali del centrosinistra, quasi come una candidata di bandiera, chiamata a raccogliere un’eredità più che a conquistarla sul campo.

L’attenzione nazionale e il peso dei media statunitensi

Che un’agenzia come Bloomberg dedichi un ampio spazio a una sindaca italiana senza tessera di partito non è un dettaglio marginale. Il fatto che l’intervista sia stata concessa a un media straniero, peraltro tra i più ascoltati negli ambienti finanziari e politici internazionali, suggerisce che l’operazione di lancio – se di lancio si tratta – non è affidata al caso. La Salis stessa ha parlato di un’attenzione che non può evitare, di domande alle quali non può sottrarsi. E, nel farlo, ha offerto un saggio di realismo politico: negare l’evidenza dei sondaggi o la lusinga di una possibile candidatura sarebbe, a suo dire, una bugia. Resta da vedere se questa mezza apertura si trasformerà in un passo concreto, oppure rimarrà confinata nel novero delle suggestioni giornalistiche. Per ora, la sindaca di Genova tiene il piede in due staffe: né sì, né no, ma l’orecchio resta ben teso verso Roma.

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