La Fiorentina esce dal tunnel, un grazie a Vanoli e quella lezione imparata tardi
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Redazione Sport
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A dicembre, dopo la sconfitta interna con il Verona, ero tra quelli che avrebbero esonerato Paolo Vanoli senza troppi rimpianti. Evidentemente mi sbagliavo – e non ho difficoltà ad ammetterlo – perché quello che si è visto domenica al Franchi, al di là del risultato stretto (1-0 sulla Lazio), è stata la fotografia di una squadra che ha finalmente capito dove si trova e cosa rischia. La prestazione non è stata certo un capolavoro di calcio, anzi, la manovra resta spesso confusa e priva di quelle trame che ci si aspetterebbe da una rosa come questa; tuttavia, c’è un dato non negoziabile che sovrasta ogni altra analisi: la grinta. Quella stessa determinazione che per mesi era sembrata smarrita, divorata dall’ansia da classifica, è riemersa tutta nei sette minuti di recupero, quando la squadra ha lottato su ogni pallone come se fosse l’ultimo della stagione.
Il sollievo del tecnico e quel “mattone” piazzato sulla salvezza
Al termine della gara, Vanoli ha parlato di “cuore e sacrificio”, sottolineando un aspetto che forse è stato sottovalutato nelle settimane buie: l’emergenza numerica. Avevamo sette ragazzi della Primavera in panchina e un elemento dell’Under 18 (Cianciulli, ndr), un segnale chiaro di quanto il settore giovanile stia reggendo un peso insostenibile per gli standard della categoria. L’allenatore ha ammesso che “manca ancora qualcosa per finire questo percorso”, ma il sollievo era palpabile: la vittoria contro la Lazio ha allontanato la zona retrocessione a +8, blindando di fatto una salvezza che a gennaio sembrava un miraggio. La squadra gioca male, è innegabile, ma almeno ha avuto il merito di rischiare grosso in tempo utile per cambiare marcia.
Fiorentina, il problema del confronto con Pioli e la necessità di una rifondazione
C’è però un nodo che non può essere sciolto solo con l’entusiasmo del momento: non si può pensare di ripartire con questo allenatore e con gran parte di questi giocatori. Sono convinto che il metro di paragone con Pioli – che definirei disastroso in tutti i sensi – sia fuorviante e rischi di abbassare ulteriormente l’asticella delle ambizioni. La Fiorentina va rifondata, perché se è vero che Vanoli merita un enorme grazie per aver tenuto la barca a galla in una tempesta perfetta, è altrettanto vero che il futuro richiede ben altri standard tecnici e tattici. I limiti nella lettura delle partite e nella gestione delle emozioni, che gli avevo rimproverato a dicembre, restano dei difetti strutturali; semplicemente, sono stati messi in secondo piano dall’urgenza della sopravvivenza.
Conference League, provarci non costa nulla (anche se le possibilità sono poche)
Adesso la testa va alla Conference League, con il ritorno dei quarti contro il Crystal Palace. Il 3-0 subito all’andata è un macigno, ma Vanoli ha chiesto ai suoi di “provare a sognare” davanti al pubblico amico, come ha dichiarato ai microfoni di DAZN. L’impresa ha pochissime probabilità di riuscita, e forse è meglio così per non illudersi, ma almeno l’atteggiamento è cambiato: non c’è più quella rassegnazione molle che aveva caratterizzato i primi mesi dell’era post-Italiano. I viola hanno capito che lottare su ogni pallone, anche quando la qualità scarseggia, è l’unica via per tenere accesa una piccola fiamma. Giovedì proveranno a regalarsi l’ennesima, improbabile notte europea.




