Crans-Montana, la lezione mai imparata dal cinema Statuto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fumo acre che sale dalle macerie del bar Le Costellation a Crans-Montana, trascinando con sé decine di giovani vite durante i festeggiamenti del nuovo anno, sembra riportare indietro le lancette del tempo, evocando un dramma che l'ex magistrato Raffaele Guariniello conosce fin troppo bene. Fu lui, infatti, ad aprire le indagini sul rogo del cinema Statuto a Torino, nel lontano 1983, un incendio che causò sessantaquattro morti e che, a suo dire, avrebbe dovuto impartire una lezione definitiva in materia di sicurezza. Guariniello, le cui inchieste hanno spesso squarciato il velo su tragedie del lavoro e non solo, da quelle della ThyssenKrupp a quelle legate all'amianto dell'Eternit, torna a rievocare quei giorni con amarezza, sottolineando come i punti di contatto tra le due sciagure, separate da decenni e da centinaia di chilometri, siano tragici e inquietanti: la furia del fuoco che non lascia scampo, le uscite di sicurezza inagibili o addirittura sbarrate, il prezzo pagato da una collettività inerme.

Un lutto globale e i gesti di solidarietà

L'onda d'urto della sciagura svizzera, intanto, non si è limitata ai confini della località sciistica, ma ha generato un moto di commozione e di partecipazione che ha varcato le frontiere. In Italia, ad esempio, molte città hanno voluto esprimere il proprio cordoglio attraverso gesti simbolici e rispettosi. A Napoli, e in numerosi altri centri, decine di locali e discoteche hanno spento per un minuto le luci e interrotto la musica nella notte, osservando un momento di raccoglimento collettivo. Tra le adesioni più significative all'iniziativa, si è registrata quella dell'HBHTOO di Coroglio, storico locale dell'area di Bagnoli, che ha voluto così unirsi al dolore delle famiglie delle vittime, dimostrando come certi eventi tragichino un solco profondo ben al di là del luogo in cui accadono.

Le reazioni istituzionali sotto la lente

Mentre i riflettori si accendono sulle dinamiche dell'incendio e sulle eventuali responsabilità, la risposta della politica locale a Crans-Montana viene osservata con una certa perplessità da molti commentatori. Il sindaco e il vicesindaco, infatti, hanno escluso dimissioni immediate, una posizione che appare in netto contrasto con quanto accaduto in altri contesti europei in seguito a calamità simili. Si ricorda, per esempio, il caso della Romania, dove dopo il devastante incendio in una discoteca di Bucarest nel 2015, a presentare le dimissioni non fu solo il sindaco ma addirittura l'allora primo ministro, il quale, pur non avendo alcuna responsabilità diretta nell'accaduto, ritenne di dover assumere un peso politico per le falle del sistema di controlli e prevenzione. Questo paragone, inevitabile, getta un'ombra sulle immediate reazioni delle autorità elvetiche, accusate da più parti di un eccessivo automatismo difensivo e di una certa miopia istituzionale.

Il dolore che unisce: dalla Macedonia a Crans-Montana

Il cordoglio, d'altro canto, non conosce confini geografici, e a ricordarlo con straziante concretezza sono state le famiglie della Macedonia del Nord, che a loro volta hanno patito una tragedia analoga. A Kocani, infatti, i parenti delle vittime di un incendio in una discoteca avvenuto nel marzo dello scorso anno hanno organizzato una veglia in memoria dei giovani morti a Crans-Montana. In quel gesto, carico di una solidarietà nata dal dolore più profondo, si racchiude il senso di una ferita comune: quella di comunità che si sono viste strappare i propri figli in circostanze analoghe, in locali dove la sicurezza è stata, evidentemente, considerata un optional. Le loro voci si sono unite a quelle che in Svizzera chiedono giustizia e verità, in un coro che dalla Macedonia arriva fino alle Alpi, passando per l'Italia, a dimostrazione di come certi drammi, purtroppo, parlino una lingua universale fatta di assenze ingiustificabili e di normative disattese.

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