La rivincita delle criptovalute: Devasini di Tether è l’uomo piú ricco d’Italia, Ardoino quarto
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Redazione Economia
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Il mondo della ricchezza globale, secondo l’ultima classifica stilata da Forbes e diffusa in queste ore, racconta un cambiamento epocale, dove i vecchi imperi industriali – quelli del cioccolato e della finanza tradizionale – vengono superati dall’ascesa inarrestabile della finanza digitale decentralizzata. In cima a questa classifica, che conta quest’anno la bellezza di 3.428 miliardari in tutto il pianeta per un patrimonio complessivo che supera i 20.100 miliardi di dollari, svetta sempre lui, Elon Musk, con i suoi 839 miliardi di dollari; ma a catturare l’attenzione in Italia è il nome che compare al ventiduesimo posto mondiale. Si tratta di Giancarlo Devasini, co-fondatore e direttore finanziario di Tether, il colosso mondiale delle stablecoin, che con un patrimonio stimato in 89,3 miliardi di dollari (circa 84 miliardi di euro) diventa ufficialmente l’uomo piú facoltoso del Belpaese.
La scalata di Devasini, che polverizza i record precedenti di Giovanni Ferrero (ora quarto a livello nazionale ma quarantunesimo nel mondo con 48,8 miliardi) e di Andrea Pignataro, rappresenta una novità assoluta per il panorama economico italiano, da sempre dominato da dinastie legate al manifatturiero e al consumo. Non è un caso, del resto, che a sancire questo sorpasso sia proprio la holding delle criptovalute, simbolo di un’innovazione tecnologica che sta ridisegnando gli equilibri finanziari globali. Con Devasini, anche il ceo di Tether, Paolo Ardoino, fa il suo ingresso trionfale nei primi posti della classifica nazionale, piazzandosi al quarto posto con un patrimonio di circa 38 miliardi di dollari, un dato che testimonia la solidità e la crescita esponenziale dell’azienda che guida.
La doppia anima di Tether e il legame con la Juventus
L’ascesa di questi due imprenditori, entrambi con significative partecipazioni in Tether – Devasini ne detiene circa il 47%, mentre Ardoino intorno al 20% – proietta un’ombra lunga e dorata anche sul mondo del calcio, e in particolare sulla Continassa. Tether, infatti, non è solo un gigante della finanza digitale con una capitalizzazione di mercato che per la sua stablecoin USDT supera i 183 miliardi di dollari, ma è anche un azionista di minoranza della Juventus. Dopo l’ultimo aumento di capitale da 100 milioni di euro, concluso di recente, la società di criptovalute consolida la sua posizione come secondo socio del club bianconero, detenendo ormai oltre l’11,5% del capitale sociale, sebbene i diritti di voto, per via del meccanismo del voto maggiorato, restino saldamente in mano a Exor.
Nonostante la ricchezza stratosferica dei suoi vertici, Tether ha dovuto fare i conti con un chiaro messaggio arrivato dalla holding degli Agnelli-Elkann lo scorso dicembre. L’offerta d’acquisto presentata da Tether Investments, una proposta clamorosa da 1,1 miliardi di euro per rilevare la partecipazione di Exor nella Juventus, venne respinta al mittente all’unanimità dal consiglio di amministrazione. Una presa di posizione netta, ribadita a piú riprese da John Elkann, che ha sottolineato come la storia centenaria della famiglia con il club non fosse in vendita. Un episodio che chiarisce i rapporti di forza all’interno della società, dove Tether, pur essendo un socio potentissimo in termini patrimoniali, rimane confinato a un ruolo di partner finanziario e non di controllore.
La nuova geografia dei miliardari mondiali
A livello globale, la fotografia scattata da Forbes per il 2026 mostra una concentrazione di ricchezza senza precedenti, con gli Stati Uniti che piazzano otto dei primi dieci miliardari. Dopo Musk, al secondo e terzo posto troviamo Larry Page e Sergey Brin, co-fondatori di Google, rispettivamente con 257 e 237 miliardi di dollari. Seguono Jeff Bezos con 224 miliardi e Mark Zuckerberg con 222 miliardi, a testimoniare come la tecnologia, i social media e l’e-commerce continuino a generare fortune colossali. In questo contesto, l’ingresso prepotente degli italiani legati al mondo delle criptovalute segna un punto di svolta: non piú solo moda, lusso o automazione, ma finanza decentralizzata e innovazione digitale.
La scalata di Devasini, in particolare, impressiona non solo per il patrimonio in sé, ma anche per la velocità con cui è avvenuta. Dallo scorso anno, la sua ricchezza è schizzata dai 22,4 miliardi di dollari agli attuali 89,3, un balzo in avanti che lo rende il ventiduesimo uomo piú ricco del pianeta. Un risultato che, sommato alla presenza di Ardoino e di altri imprenditori italiani come Francesco Gaetano Caltagirone (undicesimo a livello nazionale) e la famiglia Aleotti, disegna un Paese che, nonostante le difficoltà, sa esprimere eccellenze capaci di competere su scala mondiale.
L’impero delle stablecoin e i suoi protagonisti
Dietro queste cifre da capogiro c’è Tether, una società che ha fatto delle stablecoin – criptovalute ancorate al valore di valute tradizionali come il dollaro – il suo cavallo di battaglia. Con una capitalizzazione che supera i 183 miliardi di dollari per il solo USDT, Tether rappresenta un pilastro dell’ecosistema crittografico, fornendo liquidità e infrastrutture per milioni di transazioni quotidiane in tutto il mondo. La sua leadership, come emerge dalle analisi di settore, si basa su una liquidità profonda e su un’integrazione capillare con gli exchange, nonostante le periodiche tensioni regolatorie e le critiche sulla trasparenza delle riserve, critiche a cui l’azienda ha risposto negli ultimi anni con attestazioni periodiche da parte di terzi.
Paolo Ardoino, volto pubblico e amministratore delegato del gruppo, ha recentemente ribadito in un’intervista come la missione di Tether vada oltre la semplice gestione di una criptovaluta, mirando a costruire infrastrutture finanziarie inclusive e resilienti, capaci di raggiungere le popolazioni dei mercati emergenti escluse dal sistema bancario tradizionale. Un’ambizione che, forte dei numeri odierni, sembra aver trovato una concretizzazione inattesa fino a pochi anni fa, portando i suoi fondatori a scalare le vette della ricchezza mondiale e, nel caso di Devasini, a conquistare il Titolo di italiano piú ricco di tutti i tempi.




